Negli ultimi anni si sta assistendo a livello mondiale a una forte crisi demografica degli albatro, che in pochi decenni ha portato 15 delle 22 specie esistenti sull’orlo dell’estinzione.
Un team internazionale di ornitologi dell’Università di Oxford, dell’Università di Lisbona e del British Geological Survey ha sviluppato una ricerca, pubblicata su Current Biology, che potrebbe aiutare la conservazione di questi uccelli in declino.
La ricerca ha puntato a comprendere a quali profondità riescano a immergersi gli albatri per pescare. Il risultato, come vedremo, è stato sorprendete e potrà essere utile per intervenire con strategie e azioni per aiutare questi uccelli marini a non estinguersi.
Quello che è emerso dallo studio è che le profondità di immersione raggiunte dagli albatri durante le loro azioni di pesca sono sorprendentemente più profonde di quanto si pensasse.
L’albatro dai sopraccigli neri (Thalassarche melanophrys), per esempio, si stimava potesse pescare a una profondità compresa tra i 6 e i 9 metri mentre il monitoraggio condotto negli oceani ha dimostrato una capacità d’immersione incredibile, con picchi a –19 metri!
Queste indagini, rese possibili grazie all’uso di dispositivi GPS, registratori di profondità e accelerometri, hanno documentato i viaggi della popolazione di albatro di New Island, nelle Falkland, che giunta in prossimità della costa sudamericana si tuffava a profondità inaspettate per inseguire le prede.
Le attività subacquee registrate tra la popolazione si sono svolte durante il giorno, suggerendo che gli albatri fanno affidamento sulla vista per inseguire la preda in branco in immersioni più profonde.
Vittime delle catture accidentali
Un fattore importante di questo declino sono certamente i moderni metodi di pesca commerciale. Gli uccelli pelagici, infatti, restano sempre più frequentemente vittime accidentali durante le battute di pesca ai grandi pesci pelagici, come il tonno.
Generalmente osservati come ottimi indicatori di presenza dei banchi di pesce, come ricordano le epiche gesta dei pescatori in romanzi famosi di Melville ed Hemingway, sono oggi minacciati dalle esche e dagli ami ai quali sovente si agganciano durante le battute di pesca, morendo in modo atroce.
Il dottor Oliver Padget, ricercatore del Dipartimento di Zoologia dell’Università di Oxford ha sottolineato che: «Una migliore comprensione del comportamento dell’albatro e di altri uccelli marini in via di estinzione è essenziale per gli sforzi di conservazione. Il fatto che gli albatri dai sopraccigli neri siano fisicamente in grado di effettuare immersioni così profonde dovrà ora essere preso in considerazione quando si pensa all’efficacia delle strategie di mitigazione che si basano sul fatto che queste specie peschino in superficie. Abbiamo scoperto che le immersioni profonde erano limitate alle ore diurne, e quindi una potenziale mitigazione potrebbe essere quella di calare i palangari di notte quando gli albatri potrebbero essere meno propensi, o in grado, di inseguire esche e farsi catturare».
Infatti, gli albatri affamati sono particolarmente a rischio quando i pescherecci calano le lunghe distese di ami innescati e questi sono ancora vicini alla superficie.
Le misure di mitigazione delle catture accidentali divengono, quindi, una priorità per la conservazione: ad esempio sarebbe utile adottare sistemi che facciano affondare più velocemente gli ami o impiegare gli Hookpods, dei congegni che coprono l’ardiglione degli ami fino a quando questi non arrivano alla profondità necessaria per la pesca.
Tim Guilford del Dipartimento di Zoologia presso l’Università di Oxford, spiega: «Immergersi a profondità più elevate per questi uccelli pelagici potrebbe essere il risultato di una flessibilità comportamentale mai vista prima e avere importanti conseguenze su come consideriamo i rischi per le specie minacciate e su come queste potrebbero rispondere al cambiamento».
La speranza è che si prendano presto le giuste contromisure per salvare questi meravigliosi veleggiatori degli oceani, prima che sia troppo tardi.
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