Il consumo di piante con effetti stupefacenti era diffuso già in epoca preistorica.
Ricercatori dell’Università di Pisa, del Museo delle Civiltà di Roma e della Escuela Española de Historia y Arqueología en Roma hanno condotto uno studio su reperti recuperati in un sito sommerso nel lago di Bracciano, La Marmotta.

I tre falcetti oggetto dello studio. © Scientific Reports/CC BY 4.0
Pubblicato su Scientific Reports, lo studio ha analizzato tre falcetti per tagliare il grano e vi ha trovato tracce di piante con effetti stupefacenti già in epoca preistorica.
I tre falcetti sono eccezionalmente conservati e completi di denti in selce e di mastice utilizzato per fissare le lame. Dall’esame è risultato che i manici erano fatti in legno di quercia e di una pianta della famiglia Maloideae (probabilmente un albero da frutto), mentre per il mastice è stata usata resina di pino mescolata con polvere di carbone. Lo studio delle usure presenti sui denti in selce ha poi confermato che gli strumenti furono principalmente usati per tagliare grano domestico, probabilmente raso suolo, per poter raccogliere l’interezza della paglia.

Immagine del sito in corso di scavo. © Scientific Reports/CC BY 4.0
La sorpresa trovata dai ricercatori
Inglobato nel mastice di uno dei falcetti è stato trovato il polline di una pianta del genere Oenanthe. «Si tratta di specie acquatiche che hanno la particolarità di contenere sostanze neurotossiche, simili alla cicutossina della Cicuta virosa. Queste piante, a lungo utilizzate a scopo medicinale in Asia, se consumate fresche e in piccole quantità, possono produrre uno stato mentale simile all’ubriachezza, ma anche provocare nausea, vomito e convulsioni» afferma Daniele Arobba, palinologo del Museo Archeologico del Finale che ha collaborato nel progetto.
«È possibile pensare che i falcetti, oltre a tagliare i cereali, fossero utilizzati per raccogliere occasionalmente altre piante per uso medico-terapeutico o stupefacente» spiega Niccolò Mazzucco, ricercatore Dipartimento di Civiltà e Forme del Sapere dell’Università di Pisa.
«Non dimentichiamo del resto che in questo stesso sito sono state trovate le capsule d’oppio domestico più antiche d’Europa» continua Mazzucco.

Immagini al microscopio dei legni in analisi. © Scientific Reports/CC BY 4.0
Le prime popolazioni di agricoltori e pastori in Italia
Il villaggio sommerso La Marmotta continua ad arricchire con nuovi particolari il racconto dell’arrivo delle prime popolazioni di agricoltori e pastori in Italia e in Europa, circa 7500 anni fa.
Grazie all’eccezionale conservazione dei manufatti e, soprattutto, dei reperti organici, il sito contiene infatti reperti molto rari, tra cui cinque piroghe in legno, resti di cibo, frammenti di cesti, intrecci in fibre vegetali e strumenti lignei di natura diversa.
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