Ancora non sappiamo come sarà climaticamente questo inverno, ma per certo stiamo assistendo a uno degli autunni più caldi degli ultimi anni, quasi l’estate non volesse lasciare l’Italia. Un fatto che seppur gradevole la dice lunga sui cambiamenti climatici in atto, le cui conseguenze rischiano di portarci verso un’epoca di grandi migrazioni, di milioni di persone in marcia anche a causa delle crisi alimentari che colpiranno il pianeta.
Il cibo è la risorsa per la quale, in un modo o in altro, si combatte in natura: tutte le specie hanno bisogno di alimentarsi, sia che occupino il posto di prede o quello di predatori. Ma il nutrimento oltre a essere una necessità ineludibile per ogni vivente rappresenta anche una fonte di condizionamento per gli animali. Tutti sono alla ricerca di cibo facile, perché trovarlo costa un grande dispendio di energie, specie in momenti nei quali, per le più diverse ragioni, le risorse alimentari scarseggiano.
Mettere a disposizione cibo, in via costante e non soltanto in periodi legati a gravi problematiche ambientali, crea però dei comportamenti di dipendenza esagerati e anche degli inurbamenti che possono rivelarsi dannosi per le persone oltre che per gli animali.
I casi emblematici di orsi e cinghiali
Un caso di scuola sono i famosi cinghiali di Roma, che hanno oramai preso l’abitudine di scorrazzare anche in piena città, con tanto di pigiamini al seguito –così vengono chiamati i cuccioli a causa delle loro buffe striature – razzolando fra i rifiuti. I cinghiali di Roma non sarebbero affatto portati a entrare in città se la città, in particolare nelle periferie, non si fosse dimostrata da anni una dispensa inesauribile, grazie alla costante presenza di rifiuti alimentari lasciati fuori dai cassonetti. La disastrosa gestione dei rifiuti nella capitale ha portato i cinghiali a entrare in città e tutte le altre motivazioni, dal saranno spinti dai lupi al ricorrente son troppi, sono da liquidare come bugie.
Stessa sorte, seppur con motivi diversi è quella di Juan Carrito, il plantigrado più famoso del Parco d’Abruzzo che, sempre attirato dal cibo che spesso era stato lasciato proprio per lui, finì per entrare anche in una pasticceria. In un comune, quello di Roccaraso, che non aveva ancora messo dei cassonetti anti-orso per la raccolta dei rifiuti.
Un pericolo per uomini e animali
La storia degli animali resi confidenti dal cibo non finisce certo qui, perché si potrebbero fare centinaia di esempi sul condizionamento che porta con sé la messa a disposizione di risorse alimentari. Si potrebbe scrivere un’antologia su casi che riguardano le volpi che attendono cibo ai bordi delle strade, abituate dai turisti e spesso investite, come conseguenza di un comportamento anomalo, dalle automobili specie nelle ore notturne.
Con il cibo i cacciatori, ma anche fotografi naturalistici privi di etica, attirano quelle che saranno le future prede per una fucilata o uno scatto rubato e sempre dal cibo passa l’addestramento degli uccelli rapaci usati per la falconeria. Quello offerto, per esempio ai gabbiani, li ha portati ad avere un atteggiamento predatorio, dove il pezzo di brioche non è più offerto dal turista oramai, ma rubato direttamente dal gabbiano anche a chi non aveva alcuna voglia di dividere con lui il cornetto o il tramezzino.
Su questo tema si potrebbero davvero scrivere pagine e pagine, financo un intero e corposo libro, senza ottenere da una parte di popolazione umana la comprensione che il comportamento di offrire cibo agli animali selvatici possa trasformarsi nella causa della loro morte. Ma anche della loro cattura per essere tenuti a vita in gabbia, come ha rischiato di finire l’orso Juan Carrito in Abruzzo, e come, invece, si è conclusa per sempre la vita dell’orso M57 in Trentino, reo di aver avuto una scaramuccia con un carabiniere vicino a un cassonetto dei rifiuti.
Per queste ragioni il consiglio è sempre lo stesso: non dare da mangiare agli animali selvatici, nemmeno a quelli presenti nei parchi cittadini, per non creare dipendenza ma anche per non fare loro del male con cibo inappropriato: le anatre e i cigni, solo per fare un esempio, non devono mangiare pane, patatine, popcorn o altre “schifezze” che a noi potrano anche piacere, ma che nemmeno a noi fanno bene. Dare cibo appropriato e mettere a disposizione dell’acqua può essere un aiuto temporaneo, ma solo per brevissimi periodi in caso di siccità prolungate, di gelate improvvise o di nevicate abbondanti, sempre più rare nelle nostre città a causa dei cambiamenti climatici.
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