I cambiamenti climatici si manifestano con grandi siccità, con il riscaldamento globale ma anche con eventi estremi sempre più devastanti. Tra questi, l’uragano Dorian che nel 2019 ha prodotto effetti disastrosi nell’arcipelago delle Bahamas, costituito da circa 700 isole alcune totalmente disabitate, posizionate tra la Florida e Cuba. Dorian (categoria 5) devastò Grand Bahama con venti a 295 km/h per oltre 24 ore (NASA Earth Observatory, 2019), creando una grande povertà nella popolazione locale e distruggendo l’habitat naturale dell’isola dove vive la parula delle Bahama.
In occasione di questi eventi disastrosi i media raramente si concentrano sugli effetti che tornado e uragani lasciano a livello ambientale e naturalistico.
Il caso della parula delle Bahama
Uno studio condotto dall’Università East Anglia, in sinergia con Birdlife e l’Università di Chester, ha evidenziato dei dati davvero preoccupanti, dimostrando quanto la sorte di alcuni animali rari e localizzati renda prezioso e delicato ogni ecosistema e come le singole specie potrebbero ritrovarsi, in modo rapido e inatteso, sull’orlo dell’estinzione a causa di un evento climatico.
Lo studio, pubblicato pochi giorni fa sulla rivista scientifica Bird Conservation International, mostra la distribuzione e l’ecologia della parula delle Bahama (Setophaga flavescens) sull’isola di Grand Bahama prima che l’uragano Dorian distruggesse l’habitat della foresta di conifere. I ricercatori hanno appurato che oggi questa specie può sopravvivere solo sulla vicina isola di Abaco.
La ricerca, peraltro, proviene dallo stesso team che ha ritrovato quello che si pensava fosse l’ultimo picchio muratore di Bahama vivente e precedentemente ritenuto estinto.
La ricercatrice Diane Bell della UEA’s School of Biological Sciences sta coordinando un gruppo che oltre a studiare la specie sul campo si prodiga a diffondere e a divulgare al massimo lo status delicato e a rischio estinzione di questo uccello.
«Sebbene più della metà degli uccelli endemici delle Bahamas siano classificati in pericolo di estinzione globale – spiega Diane Bell – c’è poco impegno e attenzione a livello internazionale per interventi volti a migliorare lo status di queste specie».
David Pereira, uno dei ricercatori, aggiunge: «È possibile che l’intera popolazione di parule di Grand Bahama sia stata spazzata via, ma sappiamo che l’unica altra popolazione della specie, ad Abaco, è sopravvissuta nel sud dell’isola, dove gran parte della foresta è rimasta in piedi».
Altre minacce per la parula delle Bahama
La piccola e variopinta parula delle Bahama del resto aveva gravi problemi di conservazione anche prima di Dorian.
Il primo è il crescente degrado antropogenico delle foreste, principalmente attraverso lo sviluppo commerciale, che già una ventina di anni fa era stato indicato come una minaccia per l’integrità, le dimensioni e la funzione ecologica delle foreste di conifere a Grand Bahama.
Un secondo problema è la presenza di specie aliene che possono intaccare direttamente le popolazioni con predazioni seriali. Animali come procioni, gatti inselvatichiti e alcune specie di serpenti introdotte accidentalmente stanno depauperando le popolazioni.
La terza minaccia, come visto, sono gli uragani.
Il nostro impegno, come genere umano, in termini di salvaguardia diventa fondamentale e passa anche attraverso la divulgazione al grande pubblico.
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