Un nuovo studio condotto dal Dipartimento di Biologia dell’Università di Oxford dimostra che le specie di tartarughe e coccodrilli più minacciate sono quelle che hanno evoluto strategie di vita uniche. Queste popolazioni selvatiche particolari hanno subito pressioni maggiori di altre a causa del consumo locale, dalle malattie e dall’inquinamento. La loro perdita potrebbe avere un impatto diffuso sugli ecosistemi in cui vivono, poiché svolgono processi critici importanti per molte altre specie.
I risultati sono stati pubblicati su Nature Communications nell’articolo “Anthropogenic impacts on threatened species erode functional diversity in chelonians and crocodilians”.
Una strategia di vita è il modo in cui un organismo divide le proprie risorse ed energie tra sopravvivenza, riproduzione e crescita. I ricercatori hanno utilizzato dei modelli per simulare le estinzioni a seguito di minacce provocate dall’uomo, valutando gli impatti che si verificherebbero per le specie con diverse strategie di vita.
Il professor Rob Salguero-Gómez (Dipartimento di Biologia dell’Università di Oxford), autore senior della ricerca, ha commentato: «Un dato fondamentale è che le minacce non colpiscono tutte le specie allo stesso modo, ma tendono a incidere su particolari strategie di vita. Ad esempio, il consumo insostenibile di tartarughe e coccodrilli colpisce soprattutto le specie più longeve e con le maggiori dimensioni delle uova, come le tartarughe marine».
Secondo i ricercatori, il fatto che testuggini, tartarughe e coccodrilli con storie di vita uniche siano più vulnerabili alla scomparsa è molto preoccupante, poiché molti di questi animali svolgono funzioni importanti negli ecosistemi. Per esempio, alcuni sono efficaci disperditori di semi, altri creano habitat per altre specie creando tane, altri ancora sono predatori che contribuiscono a mantenere l’equilibrio nell’ecosistema.
Avendo svolto queste funzioni per milioni di anni, sono inestricabilmente legate alle strategie di vita uniche e diverse che le specie hanno evoluto.
L’autore principale, il dottor Roberto Rodriguez (Dipartimento di Biologia dell’Università di Oxford all’epoca dello studio, ora all’Università di Alicante), ha dichiarato: «La principale minaccia alla vitalità di questi gruppi di rettili è la perdita e la frammentazione dell’habitat, particolarmente comune nelle specie che abitano l’emisfero settentrionale. La scomparsa delle zone umide, la crescente urbanizzazione e lo sviluppo dell’agricoltura intensiva, che hanno già effetti tangibili, probabilmente continueranno a influenzare negativamente queste specie e la loro capacità di persistere nel medio e lungo termine».
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