Un primo stop improvviso del lancio di Juice dovuto al peggioramento delle condizioni meteo sulla base di lancio di Kourou, lo spazioporto europeo nella Guyana francese, ha tenuto tutti con il fiato sospeso.
Il secondo tentativo di decollo è andato, invece, secondo i piani e finalmente ha avuto inizio l’avventura della missione europea Juice (JUpiter ICy moon Explorer) con destinazione le lune ghiacciate di Giove. La comunità universitaria di Trento si è riunita nella sala conferenze del Rettorato per seguire in diretta il lancio.
A bordo della sonda della missione spaziale dell’Esa, tra le altre attrezzature scientifiche c’è il radar spaziale Rime, (Radar for Icy Moon Exploration), progettato da un team internazionale coordinato da Lorenzo Bruzzone, del Dipartimento di Ingegneria e Scienza dell’Informazione dell’Università di Trento con una collaborazione del gruppo di ricerca di Francesca Bovolo della Fondazione Bruno Kessler.

Le delicate manovre del lancio sono state seguite dalla comunità universitaria di Trento. © UniTrento/P. C. Faggion
In orbita con successo
Le delicate manovre del lancio sono state seguite con il fiato sospeso:
- decollo
- separazione dello spacecraft
- acquisizione del segnale alla base dell’Agenzia spaziale europea a Darmstadt
- apertura dei pannelli solari con la conferma del successo della missione da parte di Esa.
All’Università di Trento, un gruppo di ricercatori e ricercatrici, protagonisti del lavoro dietro le quinte per lo strumento Rime, ha commentato le varie fasi nella sala conferenze del Rettorato davanti al pubblico entusiasta.
Ora per Juice ha inizio l’avventura scientifica alla volta delle lune di Giove, la prima tra le grandi missioni dell’Esa del programma Cosmic Vision.
Juice, con dieci strumenti internazionali a bordo, studierà le condizioni necessarie per la formazione dei pianeti, per la comparsa della vita e come funziona il sistema solare.
Le prime fasi di operatività del radar spaziale Rime saranno già tra pochi giorni, quando saranno avviate le fasi di test dello strumento coinvolgendo anche il Science Operation Center di UniTrento.
Un contributo importante nell’elaborazione automatica dei dati acquisiti dal radar spaziale viene dall’Unità di ricerca Remote Sensing for Digital Earth della Fondazione Bruno Kessler (centro di ricerca Digital Society) guidata dalla ricercatrice Francesca Bovolo.
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