L’economia digitale è “smart”, ma non è sempre e automaticamente innocua per l’ambiente. Lo sapevate che un’ora di streaming a settimana consuma quanto 2 frigoriferi sempre accesi?
La Fondazione per la Sostenibilità Digitale – la prima Fondazione di ricerca riconosciuta in Italia dedicata ad approfondire i temi della sostenibilità digitale – ha presentato i risultati della ricerca “Sustainable Energy & Environment – Cosa pensano gli italiani del rapporto tra digitale, energia e ambiente” (la ricerca completa è scaricabile qui).
Il fattore più rilevante che emerge dalla ricerca della Fondazione per la Sostenibilità Digitale è che serve tanta formazione e una cultura digitale consapevole.
Alcuni dati sul rapporto degli italiani con gli strumenti digitali
«Ancora oggi, purtroppo, più di un quarto dei cittadini italiani sottostima l’impatto ambientale degli strumenti digitali. Parliamo del 27% della popolazione. Si tratta di un dato preoccupante che mette in evidenza quanto sia urgente, da parte delle Istituzioni, formare adeguatamente i cittadini per fornire loro i giusti strumenti tecnologici e, in parallelo, culturali. È una sfida che le istituzioni stanno perdendo, sia in termini di commitment reale che di visione strategica» ha affermato Stefano Epifani, Presidente della Fondazione per la Sostenibilità Digitale.
- Il 96% degli italiani non sa quanto consumano gli strumenti digitali di utilizzo quotidiano.
- La privacy frena l’utilizzo del digitale: gli italiani temono di essere controllati.
- Domotica e smart home i servizi digitali più utilizzati dai cittadini per ridurre i consumi.
- Il 27% degli italiani sottostima il digitale e il grande contributo che potrebbe portare all’ambiente, all’economia e alla società.
È interessante notare come, sebbene gli italiani comprendano che il digitale ha un proprio impatto, la maggior parte di essi non è pienamente consapevole di quanto questo sia forte.
Alla domanda: “Un’ora di streaming a settimana nel corso di un anno, quanto consuma in termini energetici?” è solo il 4% degli italiani a stimare in maniera corretta a quanto ammontino effettivamente i consumi digitali, contro un 96% che ha, invece, la percezione di un impatto energetico del digitale più basso di quanto non sia nella realtà.
La ricerca analizza le opinioni dei cittadini italiani rispetto all’opportunità di gestire da remoto alcuni aspetti della propria casa, in relazione ai benefici che tale possibilità sarebbe in grado di generare.
Rispetto ai differenti servizi digitali analizzati, emerge che:
- È scarsamente diffuso, tra i cittadini delle città metropolitane italiane, l’utilizzo di sistemi di Smart Meter: si tratta di sistemi di controllo dei consumi energetici domestici che possono effettuare un monitoraggio puntuale dei consumi. A utilizzarli è solo il 14% degli italiani intervistati, dei quali solo il 5% dichiara di farne un utilizzo regolare.
- Impianti di riscaldamento e climatizzazione programmabili da remoto: i risultati mostrano come l’83% degli intervistati sia convinto che la possibilità di gestire da remoto l’impianto di riscaldamento e di climatizzazione consenta di ottimizzare i consumi energetici. A dichiarare di farne uso, raro o regolare, è poco meno di un italiano su quattro (22%).
- Elettrodomestici intelligenti: l’80% dei cittadini italiani ritiene che la possibilità di controllare elettrodomestici e illuminazione attraverso App generi un impatto positivo sui consumi energetici. La frequenza d’uso sale tra gli individui tra i 25 e i 34 anni e diminuisce soprattutto tra coloro che hanno tra i 55 e i 64 anni (16%) e tra i 16 e i 17 (14%).
- Elettrodomestici connessi in rete: anche questi elettrodomestici sono utilizzati da circa un cittadino italiano su quattro (24%), suddivisi equamente tra chi dichiara di usarli raramente o su base regolare. Sono soprattutto due i fattori che spostano i comportamenti rispetto a tali strumenti. In primo luogo, l’età dei rispondenti: ad usarli sono soprattutto gli utenti più giovani; in secondo luogo, le competenze digitali.
- Lampadine e/o le prese intelligenti controllabili attraverso assistenti vocali: contrariamente a quanto si possa pensare, anche questi non risultano particolarmente diffusi tra i cittadini. Li utilizza solamente circa un intervistato su dieci.
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