I rischi per la salute derivanti dalle frodi nel settore ittico sono evidenti, poiché alcuni pesci comportano rischi se consumati crudi, mentre per altri il ricongelamento aumenta il rischio di proliferazione batterica. La prospettiva di un maggiore, quanto illecito, guadagno è la causa più diffusa delle frodi nel settore ittico.
Per esempio, Il branzino d’allevamento venduto come prodotto locale italiano viene venduto a un prezzo da due a tre volte superiore rispetto allo stesso pesce proveniente dalla Grecia o dalla Turchia, e ancora di più se venduto come pesce selvatico.
Alcune frodi ittiche vengono commesse per mascherare la provenienza geografica di un prodotto o per nascondere le prove di pesca di quantitativi superiori alla quota consentita. Tali pratiche possono comportare rischi per la sostenibilità degli stock ittici.
Gli strumenti per combattere le frodi ittiche
Secondo un nuovo rapporto pubblicato dall’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura (FAO), dal titolo “Food fraud in the fisheries and aquaculture sector” (scarica qui il documento), esistono sempre più strumenti per combattere le frodi nel settore ittico.
Il rapporto, redatto dalla FAO grazie alla collaborazione tra la sua Divisione Pesca e Acquacoltura e il Centro congiunto FAO/AIEA per le tecniche nucleari nell’alimentazione e nell’agricoltura, offre un quadro incisivo del complesso fenomeno delle frodi e una panoramica su come le nuove tecniche analitiche possano aiutare a individuarle.
Il settore mondiale della pesca e dell’acquacoltura vale circa 195 miliardi di dollari e studi empirici suggeriscono che il 20% del commercio potrebbe essere soggetto a qualche tipo di frode.
Le principali categorie di frodi ittiche
- L’adulterazione (aggiunta di coloranti per far sembrare il tonno più fresco);
- la contraffazione (gamberetti artificiali a base di composti amidacei);
- la simulazione (confezionamento di surimi per farlo sembrare polpa di granchio);
- diversione (distribuzione di prodotti legittimi al di fuori dei mercati di destinazione);
- etichettatura ingannevole (per esempio dichiarazioni errate sulla sostenibilità);
- superamento dei limiti (che comporta la pesca eccessiva);
- sostituzione di specie (per esempio, vendita di tilapia come dentice rosso);
- manomissione ed etichettatura errata (che riguarda l’origine e persino le date di scadenza) e furto.
Tecniche avanzate antifrode
Il rapporto sostiene l’armonizzazione dei requisiti di etichettatura, l’inclusione obbligatoria dei nomi scientifici, ove possibile, e migliori sistemi di tracciabilità. L’uso di tecniche avanzate che vanno dal test immunoenzimatico, all’analisi degli isotopi stabili e alla risonanza magnetica nucleare può essere efficace, anche se non disponibile per tutti, mentre la fluorescenza a raggi X portatile e i modelli di apprendimento automatico sono innovazioni che possono aiutare la regolamentazione.
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