I centri di allerta tsunami devono affrontare sfide complesse per fornire previsioni accurate, a causa delle incertezze legate al meccanismo di generazione dello tsunami e della finestra temporale ridotta disponibile per inviare allerte tempestive alle popolazioni costiere a rischio.
Il futuro dell’allerta tsunami passa quindi dalla gestione di questi margini di errore, attraverso una maggiore disponibilità di dati in tempo reale da sensori in acque profonde e satelliti, oltre a una quantificazione sempre più accurata delle incertezze, a supporto dei decisori chiamati ad assumere decisioni basate su livelli di rischio accettabili.

Istantanea della simulazione numerica della propagazione dello tsunami dal modello del terremoto della Kamčatka del 2025 (Lorito et al., Communications Earth & Environment, 2026; modellazione dello tsunami effettuata con il codice JAGURS (Baba et al., 2017).
Studiando le caratteristiche della rottura sismica del terremoto del 2025 in Kamčatka, i ricercatori dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV) e del CINECA in Italia, dell’Osservatorio Nazionale di Atene (NOA) in Grecia e dell’Università di Malaga in Spagna hanno rilevato che la dislocazione della placca – avvenuta principalmente a profondità relativamente elevate all’interno della crosta terrestre e tale da generare una minore deformazione del fondale marino – ha limitato l’energia potenziale iniziale della massa d’acqua spostata e quindi l’impatto dello tsunami a grande distanza dalla sorgente, risultando inferiore rispetto a quello dello tsunami del 1952.
Migliorare le valutazioni future di pericolosità e le allerte tsunami
Il confronto con altri eventi del passato, come lo tsunami di Maule del 2010 (magnitudo 8.8 al largo delle coste del Cile) e lo tsunami di Nias-Simeulue del 2005 (magnitudo 8.6-8.7 al largo di Sumatra, Indonesia), ha permesso di validare i risultati dello studio.
«L’eccezionale combinazione di dati forniti dalla geodesia terrestre e spaziale, dal monitoraggio dello tsunami in acque profonde e da satellite ha offerto l’opportunità di svelare l’intricata relazione tra le caratteristiche del terremoto, la profondità marina locale e l’impatto dello tsunami sia vicino che lontano dalla sorgente» spiega Stefano Lorito, coordinatore del Centro Allerta Tsunami dell’INGV e primo autore dello studio.
I risultati dello studio sono stati pubblicati nell’articolo “Limited impact of the 2025 Kamchatka tsunami explained by the complex seismic rupture” sulla rivista Communications Earth & Environment di Nature.
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