Si è tenuto nei giorni scorsi in Trentino, presso la Fondazione Edmund Mach di San Michele all’Adige, l’incontro conclusivo del progetto europeo Alptrees, finalizzato a promuovere la conoscenza delle specie arboree non native presenti nell’area alpina.
Attualmente sono oltre 500 – a fronte delle 150 specie autoctone –, di cui un centinaio in territorio italiano, tra cui la robinia, l’ailanto, l’acero americano, il ciliegio tardivo, l’abete di Douglas, il pioppo ibrido e l’olmo siberiano, solo per citarne alcune.
Introdotte per scopi ornamentali, perché meglio si adattano agli ambienti urbani e risultano più resistenti ai cambiamenti climatici, tali specie possono in alcuni casi arrivare a competere e sovrastare le specie autoctone, trasformando significativamente gli equilibri degli ecosistemi.
Per questa ragione vanno studiate e monitorate singolarmente, indagandone benefici e potenziali rischi, al fine di individuare piani di azione adeguati e definire una strategia transnazionale europea per una loro gestione sostenibile.
Al progetto Alptrees, coordinato dall’Istituto di ricerca forestale, rischi naturali e paesaggio di Vienna, hanno partecipato partner istituzionali francesi, tedeschi, austriaci, sloveni e, per l’Italia, il Centro Ricerca e Innovazione della Fondazione Edmund Mach, il Comune di Trento, il Consorzio Langhe Monferrato e Roero e, con il ruolo di osservatore, il Servizio foreste della Provincia autonoma di Trento.
Nel corso dell’evento sono stati presentati i principali risultati delle attività di ricerca, tra cui un docufilm divulgativo realizzato in cinque Paesi: Italia, Francia, Germania, Austria e Slovenia.
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