Il Cheetah Conservation Fund, attraverso il programma LGD (Livestock Guarding Dog) alleva cani da pastore dell’Anatolia dal 1994, che diventeranno cani da guardianìa coinvolgendo le comunità locali nella difesa delle greggi in modo etico, dagli attacchi dei predatori.
di Andrea Melandri
Per gli allevatori, la perdita anche di un solo animale può essere devastante. I ghepardi, così come altri predatori, sono comunemente visti come una minaccia per la sussistenza della comunità agricola. Durante gli anni ’80, gli allevatori dimezzarono la popolazione di ghepardi in Namibia. Il bestiame è una fonte di reddito essenziale per gli agricoltori e fondamentale per mantenere la stabilità economica locale. Di conseguenza, l’efficacia del cane da guardia è importante per garantire la sopravvivenza sia del ghepardo che dell’agricoltore, mitigando quindi il conflitto uomo-fauna selvatica è garantendo al tempo stesso un ecosistema sano ed equilibrato.
Un cane da pastore calmo e allo stesso tempo molto protettivo
Proteggere una mandria dai predatori utilizzando cani da guardia del bestiame è una pratica utilizzata dai pastori di tutto il mondo da secoli. Razza particolarmente propensa a questa attività, soprattutto in un territorio caldo come quello della Namibia, è la razza Kangal (Pastore dell’Anatolia) che da sempre si trova a fianco dell’uomo nell’odierna Turchia per proteggere il piccolo bestiame da lupi e orsi. Il cane da pastore Kangal è calmo, controllato, indipendente, molto protettivo e forte, ed è ampiamente considerato come dotato del morso più potente tra tutti i cani domestici. Può apparire distaccato nei confronti degli estranei, ma un cane Kangal ben socializzato è amichevole, sensibile e attento alle situazioni mutevoli e risponde alle minacce con avvertimenti giudiziosi e azioni coraggiose, se necessario. Il cane Kangal Turco viene spesso definito cane da pastore, ma non è propriamente così, piuttosto è un “guardiano del gregge che vive con il gregge”, che respinge attivamente i predatori di tutte le dimensioni, ed è talmente possente da riuscire a scacciare (in Africa) persino i leoni.
Affidati agli allevatori della Namibia
Dall’inizio del programma (1994) un totale di 678 cani da guardia da bestiame sono stati affidati da parte del CCF agli allevatori in tutta la Namibia, e attualmente sono 153 quelli impegnati nella difesa delle greggi. Gli studi dimostrano che questi cani sono molto efficaci nel loro ruolo, e il tasso di riduzione delle perdite di bestiame riportato, varia dall’80 al 100 percento. Gli allevatori che adottano gli LGD partecipano a una formazione continua per supportare lo sviluppo del progetto.
Il Cheetah Conservation Fund effettua regolarmente visite in loco per assicurarsi che i cani si stiano abituando al loro ruolo, ma soprattutto per eseguire le cure mediche di routine e accertarsi che le condizioni di salute e il mantenimento dei cani siano eccellenti. Gli allevatori hanno accolto con entusiasmo il programma, e c’è una lunga lista d’attesa per i cuccioli. I dati raccolti confermano che l’atteggiamento verso i predatori da parte degli allevatori coinvolti sta cambiando in senso positivo.
Gli scienziati stanno raccogliendo dati importanti sul comportamento dei cani da guardia, e nell’arco di un periodo di due anni si potrà ottenere una migliore comprensione delle variabili che influenzano la protezione contro i predatori come i ghepardi. Collari GPS, osservazioni comportamentali e i rapporti dei pastori sono utilizzati per valutare la costanza delle prestazioni. Si esaminano gli effetti della temperatura ambientale, dell’ora del giorno, la vegetazione presente per determinare la vicinanza del cane alle greggi. Si è riscontrato che i cani da guardia sono più efficaci quando più vicini alla mandria che stanno proteggendo.
La giornata di un cane da guardia inizia presto e continua per l’intera giornata, richiedendo ai cani di lavorare anche durante la calura del giorno, mentre si spostano attraverso vari tipi di paesaggi.
L’analisi dei dati ha mostrato che i singoli cani restano più vicini alla mandria all’inizio e alla fine di ogni giornata, distanziandosi leggermente nelle ore centrali e più calde, mantenendo comunque un atteggiamento di attenzione “fronte gregge”. La distanza cambia anche in base al tipo di vegetazione, e si è appreso che più la vegetazione tende a infittirsi, più il cane si avvicina al gregge.
I ricercatori del CCF sperano di utilizzare le informazioni raccolte per ottimizzare le prestazioni del cane da guardia del bestiame adeguandosi alle differenze individuali di ogni singolo soggetto.
Fondamentali per la sopravvivenza delle mandrie e dei predatori
Comprendendo il comportamento di ogni cane durante il lavoro e l’addestramento, le strategie di gestione possono essere adattate in modo che i pastori possano proteggere il loro bestiame al meglio. Il successo del cane da guardia è fondamentale per la relazione pastore-cane ed è anche fondamentale per la sopravvivenza delle mandrie che proteggono e, in definitiva, dei predatori che scacciano. Le intuizioni comportamentali raccolte in questo studio sulle personalità dei cani da guardia del bestiame di successo, suggeriscono che i comportamenti chiave possono essere identificati e rimanere costanti nel tempo. La loro ripetibilità e la forte correlazione con i tratti ideali del cane da guardia suggeriscono che queste valutazioni possono essere uno strumento prezioso nella gestione dei comportamenti indesiderati. Strumenti come questi hanno un grande potenziale per perfezionare e migliorare il comportamento dei cani da guardia del bestiame, e di conseguenza i programmi utilizzati per proteggere specie vulnerabili come il ghepardo.
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