Le Nazioni Unite prevedono che entro il 2050, a causa della crescita della popolazione, per nutrire il pianeta avremo bisogno di aumentare la produzione alimentare del 70%. E dato che lo sfruttamento di comparti come l’agricoltura è ormai limitato e con problemi di bio-sostenibilità, una risposta potrebbe arrivare, e già arriva, dall’ambiente acquatico. In particolare, la molluschicoltura è un’attività bio-sostenibile interessante per questo scopo. L’Italia, con una produzione di molluschi, tra cozze, vongole e ostriche, pari a circa 100.000 tonnellate, è al terzo posto in Europa (2020, dati Eurostat) ed è in crescita. A causa però dei cambiamenti climatici in atto e al crescente degrado ambientale, in questi ultimi anni si è fatta più pressante la sfida di garantire un prodotto sicuro e di qualità.
In questro contesto, l’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie si è aggiudicato due progetti di ricerca finalizzata finanziati dal Ministero della Salute tramite bando annuale rivolto ai ricercatori operanti in strutture del Servizio sanitario nazionale.
Sotto la lente i rischi per la salute
Si tratta di PLASTI@Risk, di cui è responsabile Carmen Losasso, biologa dirigente del Laboratorio di Ecologia microbica e genomica dei microrganismi, e di STOPTTXs, guidato da Giuseppe Arcangeli, veterinario direttore del Centro di referenza nazionale per le malattie dei pesci, molluschi e crostacei.
Scopo di PLASTI@Risk è produrre una valutazione esaustiva del rischio microbiologico per la salute umana associato all’esposizione a microplastiche (MPs) ingerite attraverso il consumo di molluschi bivalvi filtratori. Tale valutazione permetterà l’individuazione di strategie di mitigazione del rischio derivante sia dalle microplastiche attualmente circolanti sia dalle bio-plastiche che si prevede circoleranno in futuro, a seguito dell’applicazione della normativa comunitaria sull’uso delle plastiche.
L’obiettivo principale di STOPTTXs è invece ridurre il rischio di contaminazione da tetrodotossine nei molluschi bivalvi vivi destinati al consumo umano, la cui ingestione può causare danni al sistema nervoso centrale. Eventi tossici che recentemente, a causa dei cambiamenti climatici, sono stati purtroppo segnalati anche nei mari europei, con diversi paesi coinvolti tra cui l’Italia.
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