Il 12 agosto è la Giornata mondiale dell’elefante, dedicata a questi giganti, veri e propri “giardinieri”. Gli elefanti hanno un’importanza fondamentale per gli ecosistemi. Disperdono e aiutano la germinazione di molti semi, mangiando più di cento frutti di alberi differenti, e permettono la diffusione di specie arbustive arboree in ambienti aridi come quelli della savana. Sono anche dei potenti bulldozer, in quanto calpestano cespugli, abbattono alberi e creano sentieri e radure. La loro azione facilita la presenza di alberi a crescita lenta con alta densità di legno, che sequestrano più carbonio dall’atmosfera rispetto alle specie di alberi a crescita rapida, il cibo preferito dagli elefanti. Inoltre con la loro azione da “ingegneri” modificano l’ambiente, creando spazi e habitat idonei alla presenza di molte altre specie.
Nuove tecnologie, azioni di sensibilizzazione, lotta al bracconaggio e una maggiore attenzione all’habitat del mammifero terrestre più grande del pianeta sono le strategie che possono aiutarci a salvare gli elefanti. Per il WWF è necessario intervenire subito, rafforzando le azioni di tutela.

Elefante di foresta (Loxodonta cyclotis). © Andy Isaacson/ WWF-US
Le specie di elefanti in Africa
In Africa esistono due specie di elefante: il più famoso elefante di savana (Loxodonta africana) e il meno conosciuto e di dimensioni ridotte, elefante di foresta (Loxodonta cyclotis). L’elefante di savana e quello di foresta hanno subìto un drammatico declino negli ultimi decenni.
Le due specie sono state valutate separatamente dalla IUCN nella “Red List” delle specie minacciate di estinzione per la prima volta nel 2021. In precedenza le due specie venivano considerate come una sola, classificata come “vulnerabile”. Oggi l’elefante di savana è classificato come “in pericolo” e l’elefante di foresta risulta addirittura inserito tra le specie in “pericolo critico”, ovvero con elevato rischio di estinzione a breve termine.
La popolazione degli elefanti di foresta, tra il 2002 e il 2011, nella sola area centro-africana, ha subito un declino del 62% e una riduzione del proprio areale del 30%. Questo drammatico declino è ulteriormente peggiorato dal 2011 al 2015 con una perdita di popolazione fino al 90% in alcuni territori.
Ma anche l’elefante di savana è in pericolo: a causa degli effetti della crisi climatica, si verifica la scomparsa di grandi aree umide e la necessità di sempre più grandi spostamenti per trovare acqua. Poi c’è il bracconaggio, che resta ad oggi la causa principale del declino di entrambe le specie di elefanti africani: nonostante dal 1989 la CITES abbia regolato il commercio d’avorio e dal 2018 la Cina, primo mercato al mondo per richiesta, ne abbia vietato commercio e detenzione, si stima che proprio a causa delle zanne ogni anno vengano uccisi oltre 20.000 elefanti.
Oltre alle uccisioni dirette, tra le cause del declino c’è anche la perdita di habitat dovuta all’intensificazione di attività antropiche come l’agricoltura o la realizzazione di infrastrutture.

Avorio sequestrato nella Repubblica Centrafricana. © Andy Isaacson/ WWF-US
I risultati delle azioni di conservazione
Nonostante queste tendenze allarmanti, gli studi dimostrano che gli sforzi di conservazione in alcuni contesti si stanno dimostrando efficaci. La lotta al bracconaggio e una pianificazione territoriale migliore che promuove la coesistenza uomo-fauna sono la chiave per la conservazione di questa specie iconica. Grazie a queste politiche alcuni elefanti di foresta si sono stabilizzati in aree protette ben gestite, come quelle del Gabon, della Repubblica del Congo o dell’area Kavango-Zambesi.
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