Le albe, nelle savane aride del Kalahari, possono essere sorprendentemente fredde. Ma con i primi raggi di sole, nel giro di un paio d’ore, la temperatura sale, raggiungendo in inverno anche i 20 gradi. È per questo che i suricati, piccole manguste che vivono in gruppo, lasciano i loro nascondigli nel terreno arido di prima mattina. Emergono uno alla volta e si sollevano sulle zampe posteriori, rivolti verso il sole, per godersi al meglio il tepore sulla pancia e sorvegliare quanto avviene nei dintorni.
Dopo il bagno di sole si mettono all’opera: una parte del gruppo, che di solito conta una decina di individui, comincia a cercare insetti, piccoli mammiferi e rettili sul terreno, ma almeno uno si dedica alla sorveglianza. Scruta il cielo e il terreno da una posizione eretta, emettendo un continuo segnale di rassicurazione, simile ad un pigolio, che significa “tranquilli, è tutto a posto”. Almeno fino a che la sagoma di un grande rapace non compare nel cielo; a quel punto la sentinella cambia registro e parte con un segnale acuto, che produce un fuggi-fuggi generale nel rifugio. Esiste anche un richiamo per avvisare dell’arrivo di un predatore terrestre, come uno sciacallo o un serpente, con diverse intensità a seconda dell’urgenza della situazione.

Un suricato di vedetta mentre il resto del suo gruppo è alla ricerca di cibo nelle immediate vicinanze del rifugio. © F. Tomasinelli
I suricati, con tutte le attività che conducono e le continue interazioni tra gli individui, sono tra gli animali più interessanti da osservare e forse anche i più iconici della regione del Kalahari, che ospita molti dei mammiferi meglio adattati agli ambienti aridi.
Altopiano arido a 1000 m di quota
Localizzato in gran parte in Botswana, con propaggini anche in Namibia orientale e nell’estremo Nord del Sudafrica, il Kalahari è una distesa di savana arida più estesa della Francia, che si sviluppa su un altopiano, a circa 1000 metri di quota. Spesso qui, in un anno, cadono meno di 250 mm di acqua, soprattutto verso Sud, e nelle notti di giugno-luglio la temperatura può scendere sotto lo zero, per poi risalire verso i 30 gradi nel giro di qualche ora e superare i 45 gradi in piena estate australe.
Non c’è niente di mite in questo luogo. Anche le poche piogge arrivano spesso sotto forma di brevi e violenti acquazzoni. L’acqua, tuttavia, penetra rapidamente nel terreno sabbioso e fessurato, senza rimanere in superficie. Il nome Kalahari, che in lingua Tswana (quella tradizionale più diffusa in Botswana) significa appunto “luogo delle grande sete” è stato assegnato alla Riserva faunistica del Kalahari centrale (una delle aree protette più grandi al mondo), simbolo di questo ecosistema, che assieme alla Riserva faunistica Khutse e al Parco Transfrontaliero Kgalagadi, tra Botswana e Sudafrica, protegge vaste estensioni di territorio.
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