Agosto è un momento dell’anno in cui le riviste spesso inseriscono contributi più leggeri. Noi, sull’onda del ciclo di articoli dedicato agli arcobaleni presenti in Natura, desideriamo proporvi questa volta non un articolo bensì un momento di narrativa, ovvero un racconto, sempre sullo stesso tema e sempre del nostro Armando Gariboldi, ormai esperto di arcobaleni.
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“Guarda, mamma, l’arcobalengo, l’arcobalengo”! Esclamò la piccola Fulvia, indicando il bellissimo arco dai sette colori che attraversava il cielo alla fine del violento acquazzone che era durato gran parte del pomeriggio.
“Si dice arcobaleno” precisò la mamma “perché nasce quando un raggio di luce saluta l’ultima pioggia dopo il temporale e dura un baleno, ovvero pochi attimi”.
“E poi dove va?” ribattè la bambina.
“Nessuno lo sa, l’arcobaleno è irraggiungibile. Alcuni dicono che se si potesse scoprire il punto dove nasce o dove sparisce lì troveresti un tesoro, una grossa pentola piena di monete d’oro”.
“Io voglio trovare il tesoro dell’arcobaleno!”
“Chissà, forse tu un giorno potresti farlo. Si dice che solo i bambini o gli animali possano arrivarci” aggiunse la mamma.
“Perché proprio gli animali?” chiese Fulvia.
“Perché gli animali hanno un legame particolare con l’arcobaleno. Furono le due colombe partite dall’Arca di Noè che videro per prime il primo bellissimo arcobaleno, mai apparso sino ad allora sulla Terra, quello che attraversò il cielo dopo il Grande Diluvio. Ricordi, te ne parlai…”.
“Sì, sì, lo ricordo…, che paura. Meno male che gli animali si salvarono tutti e anche qualche uomo buono”.
“Ma c’è dell’altro che unisce gli animali all’arcobaleno. Lo racconta una bellissima leggenda degli indiani d’America”.
“Quale? Questa non la so” esclamò curiosa la bambina.
“È la Leggenda del Ponte dell’arcobaleno. È dedicata a ogni animale che ha amato gli esseri umani e a ogni persona che ha sofferto o che soffre per la morte di un animale caro. Come un cane o un gatto di casa….”
“Come il Brìc, il cane del nonno Gino che è morto l’anno scorso?”
“Sì, proprio come il Brìc. Gli indiani credono che dall’altra parte dell’arcobaleno esista un posto chiamato ‘Ponte dell’Arcobaleno’. Quando un animale che è stato particolarmente vicino a qualche umano muore, egli va sul Ponte dell’Arcobaleno. Lì ci sono prati e colline bellissime per tutti i nostri amici speciali, cosicché essi possono correre e giocare insieme. C’è tanto cibo, acqua pulita ed il sole splende e i nostri amici stanno bene e al caldo.
Tutti gli animali che erano malati o vecchi riprendono salute e vigore e tornano giovani, così come quelli a cui è stato fatto del male o che si sono feriti: essi guariscono e tornano belli e forti, proprio come noi ce li ricordiamo nei loro giorni migliori.
In quel posto gli animali sono felici e contenti, eccetto che per una piccola cosa: tutti provano nostalgia verso qualcuno davvero speciale che hanno dovuto lasciarsi alle spalle. I loro amici umani, i loro padroni che li hanno amati e rispettati.
Il ponte dell’arcobaleno
Sul Ponte dell’Arcobaleno tutti gli animali sono amici e correndo insieme giocano spesso tra loro.
A un certo punto arriva però un giorno speciale. Uno di loro, mettiamo il Brìc, si ferma improvvisamente e guarda all’orizzonte. I suoi occhi scintillanti sono attenti, il suo agile corpo freme: ha fiutato un odore familiare. All’improvviso comincia a correre fuori dal gruppo, volando sopra l’erba verde; le sue zampe lo spingono sempre più veloce, incontro a qualcuno. Ha avvistato il suo amico umano e quando finalmente si incontrano, tutto è gioia e allegria e da quel momento i due amici non si separeranno mai più. Ora uomo e animale possono attraversare insieme il Ponte dell’Arcobaleno”.
“Che bella storia, speriamo che sia vera! Guarda, l’arcobaleno sta sparendo, chissà quando tornerà?” esclamò Fulvia.
“Bisogna aspettare un giorno di pioggia, magari un brutto temporale, quelli con il cielo scuro e i tuoni e i fulmini. Bisogna attraversare il brutto tempo per poi trovare, alla fine, un nuovo arcobaleno. Purtroppo è l’unico modo” ribattè la mamma, pensierosa.
“Io sono pronta, e tu?” concluse la bambina.
Tratto dal libro di racconti di Armando Gariboldi “Il bambino che guardava il cielo” – Ed. Ecocentro.




