Fino a 400mila anni fa in Sicilia viveva un elefante molto particolare, piccolo quanto un pony, ma con un’aspettativa di vita paragonabile a quella delle specie che popolano oggi l’Africa e l’Asia.
Un recente studio dal titolo “Palaeohistology reveals a slow pace of life for the dwarfed Sicilian elephant”, pubblicato sulla rivista Scientific Reports, stima infatti che l’elefante nano siciliano, il Paleoloxodon falconeri, riusciva a raggiungere anche i 70 anni d’età.
La ricerca scientifica è stata condotta su reperti provenienti dalla Grotta di Spinagallo a Siracusa e conservati nel Museo di Paleontologia del Dipartimento di Scienze biologiche, geologiche e ambientali dell’Università di Catania. Uno scheletro di elefante nano è temporaneamente esposto al Museo dei Saperi e delle Mirabilia al Palazzo centrale dell’ateneo catanese.
Analisi morfologiche e morfometriche tradizionali sono state effettuate su un numero elevato di reperti, associate a più moderne tecniche di indagine fra cui osservazioni ai raggi X e microtomografia di ossa, molari e zanne particolarmente ben conservati.
Il team internazionale di paleontologi è stato coordinato dalla prof.ssa Meike Köhler dell’Universitat Autònoma de Barcelona, con altri specialisti dello stesso ateneo insieme con i ricercatori delle Universidade di Coruña, dell’University of Cape Town, delle università “La Sapienza” e “Roma Tre” e del Natural History Museum di Londra. A far parte del team anche le docenti Antonietta Rosso e Rossana Sanfilippo del Dipartimento di Scienze biologiche, geologiche e ambientali dell’Università di Catania.

Lo scheletro dell’esemplare Paleoloxodon falconeri esposto al Palazzo centrale dell’Università di Catania.
«È stato possibile evidenziare come questi elefanti si accrescessero molto lentamente raggiungendo la maturità sessuale e quindi la capacità di riproduzione intorno ai 15 anni e avessero, inoltre, una prospettiva di vita fino ai 70 anni» spiegano le prof.sse Antonietta Rosso e Rossana Sanfilippo dell’ateneo catanese.
Le stime precedenti, invece, ipotizzavano una crescita molto veloce, una maturità sessuale intorno ai 3-4 anni e una durata complessiva di vita di circa 26 anni o poco più ipotizzata, basandosi su calcoli relativi alla presunta massa corporea raggiunta da questi pachidermi.
«È difficile capire perché questi animali crescessero così lentamente, ma si può ipotizzare che la scarsità di risorse alimentari e la mancanza di grandi competitori e predatori, caratteristiche tipiche delle isole abbiano avuto un ruolo importante. Se da un lato vi era poco cibo per raggiungere le taglie considerevoli tipiche degli elefanti che conosciamo attualmente, dall’altro la mortalità doveva essere sicuramente molto bassa e quindi non c’era forte pressione verso una accelerazione nella crescita e riproduzione» concludono le docenti.
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