Scoppia anche a Roma l’emergenza peste suina africana, dopo che sono saliti a 15 i cinghiali morti nella zona del Parco dell’Insugherata. Il virus non risulta, comunque, essere pericoloso per le persone, trattandosi di una malattia dei suidi (maiali e cinghiali) e non di una zoonosi trasmissibile.
Secondo le fonti citate dai maggiori organi di stampa la causa del contagio sarebbe di origine alimentare, a seguito dell’abitudine dei cinghiali di trovare nutrimento fra i cassonetti dei rifiuti di Roma nord, una vera e propria piaga a cui l’amministrazione capitolina non riesce a porre argine da decenni. Fra discariche inaccettabili come Malagrotta, spedizione dei rifiuti all’estero, mancata gestione attenta dei cassonetti e una differenziata che non decolla Roma continua a restare la capitale del rifiuto, un triste primato per il quale non si vedono soluzioni all’orizzonte.
Quindi sembra accreditabile la causa umana per l’origine della malattia che ha fatto scattare i soliti provvedimenti: zona rossa e abbattimento per i cinghiali come già successo in altre aree del Paese, Piemonte e Liguria, dove sono stati registrati i primi casi.
Sugli abbattimenti generalizzati si evidenziano perplessità, causate dal fatto che non potendo arrivare all’eradicazione dei cinghiali da una determinata area, non recintata, le operazioni di caccia potrebbero servire più a disperdere animali sul territorio che non a contenere il perimetro della diffusione del virus, che si teme possa raggiungere gli allevamenti di maiali.
Un fatto che qualora accadesse creerebbe ingenti danni alla zootecnia provocando la chiusura degli allevamenti infettati e l’abbattimento per la distruzione di tutti gli animali presenti. Contro il virus della peste suina africana non esiste vaccino e l’unico provvedimento sanitario adottabile dovrebbe essere lo svuotamento degli allevamenti e la distruzione di tutte le spoglie degli animali abbattuti. Un evento che si vuole evitare, non tanto per gli animali destinati comunque a essere macellati, ma per il danno economico che sarebbe causato agli allevatori.
La peste suina africana ha fatto la sua comparsa in Europa nel 2007, al seguito di alcuni carichi di maiali trasportati via mare dai Paesi dell’Est e approdati nei porti del Mar Nero. Da qui una lenta ma costante diffusione ha travolto i controlli sanitari arrivando a diffondersi a macchia di leopardo, sino al suo arrivo anche in Italia.
Molto probabilmente se fossero state ascoltate le richieste delle associazioni di tutela degli animali di chiudere con il trasporto degli animali vivi attraverso estenuanti viaggi attraverso l‘Europa questo il rischio dell’epidemia si sarebbe potuto evitare. Così oggi ci si ritrova a dover fronteggiare un rischio che pare difficile poter contenere, mentre contro gli abbattimenti dei cinghiali protestano le organizzazioni animaliste, che ritengono queste uccisioni inutili, quando non controproducenti.
Ora, come sempre accade in queste occasioni, non resta che sperare in una drastica riduzione degli allevamenti intensivi, del consumo di carne che è una delle cause primaie dei cambiamenti climatici e la cessazione dei trasporti di animali vivi.
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