Con l’inizio di settembre, il mese dell’arcangelo Michele, si comincia ad “annusare” nell’aria l’atmosfera d’autunno, nonostante le giornate ancora lunghe e calde. Lentamente si entra nel periodo che in Alto Adige chiamano “Altweibersommer” (estate delle vecchiette), ovvero il momento in cui dal verde estivo si passa al tripudio dei vivaci colori autunnali.
Questo curioso nome ha origini antiche ed è collegato ai tanti piccoli ragni che si lasciano trasportare dal vento tiepido sulle loro morbide ragnatele. “Weiben“ è infatti l’antico termine tedesco con cui venivano chiamati gli intrecci di ragnatele. Nelle limpide notti di settembre, la temperatura scende e la rugiada che si forma sulle ragnatele le rende ben visibili al sole del mattino. I loro filamenti scintillanti ricordano i lunghi capelli d’argento delle anziane signore, ecco perché il periodo di settembre è chiamato appunto “estate delle vecchiette”.
Come si muovono ragni viaggiatori
I ragni viaggiatori in questione sono alcune tra le oltre 1620 specie italiane, come ad esempio quelle della Famiglia dei Lycosidae.
Infatti, molte specie di ragni, quando decidono di spostarsi in cerca di nuovi territori o, più semplicemente, di un compagno o di una compagna, tessono finissimi fili che lanciano verso l’alto per catturare le brezze locali e “paracadutarsi” altrove. Il viaggio li porta in genere solo dall’altra parte del prato o del giardino, tuttavia, esistono casi dove con questo sistema i ragni, “agganciandosi” a correnti più forti, compiono viaggi di centinaia di chilometri.
Infatti, come ha dimostrato un gruppo di ricercatori inglesi del Rothamsted Research di Harpenden nell’Hertfordshire, questi fili di ragnatele non sono rigidi, ma si muovono e si girano su sé stessi in base alle turbolenze come dei veri kitesurf, modificando in continuazione le loro proprietà aerodinamiche e adattandosi alle varie condizioni atmosferiche, sfruttandole al meglio per questi spostamenti. In alcuni casi all’estremità di questi lunghi fili di seta si forma una specie di palloncino o una masserella di forma triangolare che consente ai ragni di cogliere meglio gli effetti del vento, in un’azione conosciuta dagli specialisti come ballooning o gossamer.
Tragitti lunghissimi
Tale sistema di trasporto dei ragni, conosciuto sin dal 1800, non spiega però la portata di certi spostamenti di lunghissimo raggio, che hanno permesso, ad esempio, di colonizzare isole in mezzo all’Oceano. Un’importante forza aggiuntiva che sostiene questa spinta dei ragni viaggiatori sembrerebbe essere stata individuata in un’altra recente ricerca compiuta all’Università delle Hawaii. Gli studiosi hanno, infatti, dimostrato che, oltre al galleggiamento aerodinamico in aria, il ballooning dei ragni si avvale della spinta, per nulla trascurabile, di campi elettrici. Infatti, la secrezione dei fili di seta induce su di essi delle cariche elettrostatiche (come quelle ben note a seguito di strofinio) che producono due effetti principali: da una parte si ha una repulsione tra i diversi fili di seta, possedendo tutti lo stesso tipo di carica (evitando così che i fili si aggroviglino tra loro), e dall’altra tali cariche subiscono una forza elettrostatica dovuta al campo elettrico atmosferico terrestre, che quindi si aggiunge (pur essendone indipendente) alla forza aerodinamica fornendo ulteriore spinta.
L’ennesimo spettacolare adattamento di un taxa animale per risolvere, con pochissimo dispendio di energia, un problema non di poco conto.
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