La diversità di specie animali e vegetali sta sparendo a un ritmo allarmante negli ultimi anni e per molti scienziati stiamo rischiando la sesta estinzione di massa nella storia della Terra. A differenza dalle precedenti epocali estinzioni, la colpa non è di meteoriti o glaciazioni; questa volta la minaccia alla biodiversità nel mondo viene innescata da una singola specie, l’uomo. Tra le cause, una delle più impattanti è l’agricoltura intensiva industriale, che utilizza una spropositata quantità di pesticidi. A pagarne le conseguenze sono mammiferi, uccelli e insetti (in primis gli impollinatori), ma anche specie meno note come numerosi rettili e anfibi.
A poche ore dal Referendum propositivo per il biodistretto in Trentino di domenica 26, il WWF rilancia l’allarme sui pesticidi utilizzati in agricoltura con il report “Le misure non sono tutto: l’importanza della piccola fauna per un’agricoltura sostenibile”.
L’alternativa biologica ai pesticidi
Il WWF solleva l’attenzione sull’importanza di adottare un’agricoltura biologica, sulla base anche delle conclusioni del rapporto sullo “Stato della Natura” dell’Unione europea (scarica qui il documento).
L’uso intensivo e prolungato di pesticidi nelle aree agricole ha effetti tossici anche su tutti gli organismi viventi, anche quelli che non sono il loro diretto bersaglio, con ripercussioni drammatiche sugli ecosistemi.
A livello globale, il 64% dei terreni agricoli è a rischio di inquinamento da più di un pesticida e il 21% da più di dieci. In Europa il 62% delle aree agricole è ad alto rischio di inquinamento da un pesticida e il 94% da più di una sostanza.
Oltre all’elevata tossicità, molti composti sono altamente persistenti nelle matrici ambientali (acqua, suolo e aria) e altamente bioaccumulabili nei tessuti grassi di molti animali e finiscono nella catena alimentare.
«Aumentare le conoscenze dell’effetto dei pesticidi su anfibi e rettili è fondamentale per ottenere una stima realistica della portata del loro impatto e per conciliare le pratiche agricole con gli sforzi di conservazione per questi animali. A oggi alcuni pesticidi ampiamente usati in agricoltura possono causare negli anfibi tassi di mortalità del 100% dopo un’ora dall’esposizione – afferma Isabella Pratesi, direttore del programma di Conservazione del WWF Italia –. […] Per noi l’agricoltura deve orientarsi sempre più all’agroecologia, la scienza che applica i principi ecologici alla gestione dei sistemi agricoli. Solo così possiamo favorire tutti i processi naturali di rigenerazione e resilienza, e tutelare la salute umana e quella del Pianeta».
L’Italia ha avviato dal 2009, anno di costituzione del primo biodistretto nel Cilento, un percorso di costruzione di distretti biologici (un’area geografica naturalmente vocata al biologico dove agricoltori, cittadini, operatori turistici, associazioni e pubbliche amministrazioni stringono un accordo per la gestione sostenibile delle risorse, partendo proprio dal modello biologico di produzione e consumo).
Oggi i distratti biologici sono 40, dei quali 32 già operativi e 8 in fase di costituzione, in linea con la nuova politica europea per favorire una maggiore sostenibilità ambientale, sociale ed economica della nostra agricoltura e una transizione ecologica che parta anche dai territori.
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