Il Consiglio di Stato si è nuovamente pronunciato sulla gestione degli orsi da parte della Provincia Autonoma di Trento, dopo l’ennesimo ricorso presentato da ENPA e OIPA, con il supporto dell’avvocato Valentina Stefutti, contro la decisione di catturare l’orso M57, successivamente rinchiuso nella discutibilissima prigione di Casteller.
La cattura era stata disposta, senza l’adozione di misure intermedie, dopo che l’orso si era “scontrato” con un carabiniere che si trovava in villeggiatura nei pressi di Andalo. Per cercare di comprendere il contesto della “scaramuccia” fra orso e uomo occorre dire che l’incontro è avvenuto di notte, nei pressi del lago, in un’area boscata, vicino a un deposito dei rifiuti sprovvisto, come in buona parte del Trentino, di cassonetti a prova di orso.
Il carabiniere stava passeggiando con la fidanzata, quando ha sentito dei rumori provenire dalla boscaglia, così decide che deve avvicinarsi. Qui l’uomo vede l’orso che si alza sulle zampe posteriori, solo per capire cosa stia succedendo intorno a lui, sino a che la situazione, a causa del comportamento anche di altre persone sopraggiunte che cercano di spaventare l’animale, degenera. Si arriva al contatto, dovuto a comportamenti imprudenti, ma appare evidente che se l’orso avesse avuto intenzioni aggressive il risultato sarebbe stato ben differente, per la persona, rispetto a qualche ferita.
Come attesta un passaggio della sentenza del Consiglio di Stato (leggi qui il documento) che afferma, fra le altre cose, che “il Balasso ha riportato ferite verosimilmente incompatibili con la volontà di aggredire (considerata l’età e le dimensioni dell’animale)”.
Il massimo organo della giustizia amministrativa ha stabilito che la decisione di procedere alla cattura dell’orso M57 sia stato un abuso, l’ennesimo, messo in atto dall’amministrazione trentina nella gestione degli orsi presenti sul territorio. Prima della cattura per la captivazione permanente l’amministrazione avrebbe dovuto chiedere il parere dell’Ispra e comunque graduare le azioni, iniziando con l’allontanamento, l’apposizione di un radiocollare per il controllo e, solo in ultima analisi, se le due azioni precedenti non avessero prodotto effetti, si sarebbe potuto arrivare alla cattura del plantigrado.
La sentenza conclude che l’orso M57, in linea di principio, dovrebbe ora essere munito di radiocollare e rimesso in libertà. Una decisione impeccabile sotto il profilo del diritto, che rischia però di essere impraticabile a causa della lunga detenzione subita dall’orso.
Cattività vissuta in condizioni di forte stress causate dalla ristrettezza degli spazi in cui l’animale è prigioniero da più di un anno. Per queste ragioni la sentenza dispone che la decisione di rimettere in libertà M57 sia presa dopo adeguata valutazione sul suo stato, da compiere in sinergia con il personale di Ispra. Nei mesi scorsi fra l’altro l’orso è stato castrato, frequentemente sedato e esposto a un costante contatto con l’uomo, tutti fattori che purtroppo rendono difficile pensare che possa tornare libero. I tempi della giustizia mal si conciliano con quelli dell’etologia e quindi il rischio che M57 resti imprigionato, prima dalle scelte più politiche che di cautela dell’amministrazione provinciale di Trento e poi dalla burocrazia, è una possibilità più che concreta.
In attesa di conoscere l’esito della perizia che deciderà se la liberazione dell’orso sia da considerare fattibile, peraltro con il periodo del letargo imminente, restano molti interrogativi sul mancato esercizio dell’azione penale da parte della Procura di Trento per il reato di maltrattamento di animali.
Un’azione obbligata dopo che un dettagliato rapporto dei Carabinieri Forestali del Servizio CITES aveva messo nero su bianco, dopo aver compiuto un’ispezione, che le condizioni di detenzione degli orsi fossero pessime.
Ma questo non sembra essere stato considerato sufficiente, visto che non risulta essere stata aperta un’indagine per individuare eventuali responsabilità circa il maltrattamento subito dai plantigradi. Uno dei tanti misteri che hanno caratterizzato in questi anni il difficile rapporto fra il Trentino e gli orsi.
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