Quante volte in inverno la sveglia suona avvertendoci che non c’è più tempo, che bisogna alzarsi e andare a lavorare o a scuola, facendoci lasciare il tepore di casa? E quante volte dobbiamo compiere degli spostamenti che ci costringono a levatacce e a stringerci stipati (ora con il Covid, almeno sulla carta, non dovrebbe essere così!) in bus e metro?
Nel mondo degli uccelli, oltre alla migrazione verticale che abbiamo analizzato in un articolo precedente, possiamo assistere a uno spostamento particolare che possiamo definire a tutti gli effetti pendolarismo, del tutto simile a quello di noi uomini.
In che cosa consiste il pendolarismo degli uccelli?
Dopo svariate osservazioni, monitoraggi e ricerche si è compreso che alcune specie scelgono alcuni luoghi per dormire distanti anche decine di chilometri dai luoghi di foraggiamento, ovvero dove si alimentano.
Questo succede con uccelli piccoli come peppole e fringuelli ma anche con aironi e gabbiani. Anzi, se vivete in zone di campagna, soprattutto in inverno e al tramonto, potreste assistere lungo i corsi d’acqua al passaggio di grandi gruppi di gabbiani o altri uccelli che si spostano in direzione dei luoghi di pernottamento, per poi compiere il percorso inverso la mattina successiva.
Alcuni studi condotti nel biellese, per esempio, hanno messo in evidenza che per tre specie di passeriformi, ovvero lucherino, fringuello e peppola, i luoghi di pernottamento erano i medesimi ma le aree di foraggiamento erano molto diverse.
Poiché questi uccelli sono molto piccoli e difficili da monitorare, gli studi sono stati condotti anche sui contenuti stomacali di esemplari morti, poiché si è scoperto che i lucherini si nutrivano in boschetti non molto distanti dalle colline in cui dormivano mentre fringuelli e peppole compivano tragitti di oltre 40 chilometri al giorno (tra andata e ritorno) per trovare cibo.
Questo fenomeno è noto per le Alpi, sebbene vi siano piccole differenze tra le specie (per esempio ciuffolotti, fanelli, cardellini, oltre a quelle citate prima) poiché a essere differenti sono gli habitat e le disponibilità trofiche più gradite a ciascuna specie.
I gabbiani studiati in molte regioni del nord Italia hanno mostrato una forte inclinazione a compiere questi regolari spostamenti di pendolarismo, poiché le risorse trofiche possono cambiare spesso; inoltre, i siti di svernamento e di riposo notturno vengono scelti con cura in base a vantaggi termici (sovente in boschi) sulle temperature notturne.
Ricordiamo che in inverno, per un uccello, la sosta notturna in un bosco o in un’area urbana può portare un vantaggio, ovvero qualche grado in più di calore che si traduce in una minor dissipazione del grasso, fondamentale per la sua sopravvivenza.
I programmi di censimento pluridecennale dell’IWC, che ogni anno, grazie all’aiuto di miglia di rilevatori, permettono il conteggio di alcune specie ornitiche durante lo svernamento, hanno dato il via a ricerche collaterali sui fenomeni di pendolarismo che hanno permesso di rilevare abitudini regolari di molte specie.
Come noi uomini, ogni mattina questi uccelli pendolari sanno che dovranno compiere decine di chilometri per raggiungere sempre lo stesso comprensorio, quello che gli offrirà le risorse alimentari per vivere.
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