La peste suina africana non è pericolosa per l’uomo, ma potrebbe essere devastante per gli allevamenti, perché non c’è una cura o un vaccino. Per questo desta grande preoccupazione la notizia del rinvenimento del virus a Ovada, in provincia di Alessandria, su una carcassa di cinghiale e di due altri casi sospetti.
Il Ministero della Salute si è subito attivato per comunicare all’OIE e alla Commissione Europea la positività del campione, così da attivare le misure del protocollo per ostacolare la diffusione del virus.
A rischio in Italia sono 9 milioni di maiali negli allevamenti, perché il virus è velocemente contagioso e letale nel 90% dei casi. Nel 1978 l’epidemia aveva colpito la Sardegna, ma la filiera zootecnica italiana era stata preservata grazie alla barriera isolante garantita dal mare. Questa volta, invece, i casi sono sul territorio peninsulare dove, oltre a quello di Ovada, ci sono due casi sospetti a Franconalto (AL), e a Isola del Cantone (GE).
I casi di contagio da peste suina africana riguardano per il momento dei cinghiali selvatici, ma se dalle Alpi Marittime la peste suina dovesse contagiare anche i cinghiali lungo l’Appennino, diventerebbe incontenibile. Come prevenzione, è stato chiesto ai circa 60 comuni dell’area attualmente interessata dai casi di peste suina africana di sospendere immediatamente la caccia e le attività nel bosco.
L’eurodeputato Marco Dreosto, che da tempo si interessa al problema, ha commentato: «Purtroppo a livello nazionale si è agito poco o nulla in materia di prevenzione. Adesso, a livello comunitario, verrà applicato il principio della regionalizzazione in base al regolamento UE 605/2021, che prevede l’individuazione dell’area critica e le relative restrizioni. La priorità è ora quella di attivare i protocolli per contrastare la diffusione della malattia e nel contempo tutelare il comparto suinicolo nazionale, che potrebbe soffrire gravemente il blocco dell’esportazione delle carni». Per Dreosto, infatti, Paesi importatori come Cina, Australia, Brasile e India, a differenza di quelli europei, di USA o Giappone, potrebbero non riconoscere il principio di regionalizzazione, adottando restrizioni più severe su scala nazionale.
L’Ente Nazionale Protezione Animali (ENPA) chiede al ministro dell’Agricoltura Stefano Patuanelli la sospensione dell’attività venatoria e degli abbattimenti dei cinghiali in tutta Italia. È ben noto, infatti, che la caccia rappresenta un veicolo pericoloso di diffusione della peste suina. Infatti, i cacciatori entrano a stretto contatto con gli animali “infetti”, contaminando attrezzature, veicoli e persino l’abbigliamento.
«Occorre prendere atto della gravità della situazione» afferma Carla Rocchi, Presidente nazionale ENPA. «Il Governo deve riconoscere le proprie responsabilità: anziché promuovere una corretta gestione faunistica, tenta, ancor oggi, una deregulation in favore dei cacciatori».
Anche Walter Caporale, Presidente Animalisti Italiani avverte: «La notizia è esplosiva, è la prima volta che nell’arco di poche ore viene vietata la caccia in 78 Comuni. È tempo di evolversi abolendo la caccia, sia per un fattore etico legato al rispetto degli animali che per un fattore di sicurezza alimentare».
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