Mentre il mondo trattiene il fiato spaventato dalla guerra, la ricerca scientifica non si ferma e gli 11 i partecipanti alla spedizione dell’Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale (OGS) hanno lasciato la Nuova Zelanda per raggiungere l’Antartide a bordo della rompighiaccio Laura Bassi (vedi le precedenti storie: “Una biblioteca su una rompighiaccio oceanografica” e “La rompighiaccio italiana Laura Bassi naviga verso l’Antartide”).
I ricercatori italiani (ma anche un neozelandese e alcuni colombiani) studieranno l’evoluzione della calotta glaciale polare in risposta ai cambiamenti climatici.
Si occuperanno in particolare, delle attività di due progetti: COLLAPS “Cook glacier – Ocean system, sea LeveL and Antarctic Past Stability”, e ISOBatA “Italian Southern Ocean Bathymetry from consistent exploitation of opportunistic seafloor datasets in Antarctic region and surrounding areas”, finanziati dal Programma Nazionale di Ricerche in Antartide (PNRA) e coordinati dall’OGS.
Le ricerche sono realizzate nell’ambito della 37a campagna nell’emisfero australe del Programma Nazionale di Ricerche in Antartide
La missione durerà 15 giorni durante i quali le ricercatrici ei ricercatori, studieranno la zona del margine continentale davanti ai ghiacciai Cook e Ninnis, lungo la costa della Terra di Wilkes, a ovest del Mare di Ross in Antartide per analizzare le dinamiche dell’evoluzione dei ghiacciai sia alla scala dei milioni di anni, sia a quella delle ultime migliaia e centinaia di anni, partendo dall’ultimo massimo glaciale.
«L’obiettivo di COLLAPS è studiare l’influenza e gli effetti del riscaldamento oceanico sulla stabilità di quest’area polare che è, ancora oggi, per lo più inesplorata, ma altamente vulnerabile ai cambiamenti climatici» spiega Laura De Santis, geofisica dell’OGS e coordinatrice del progetto.
Grazie all’utilizzo della strumentazione scientifica installata a bordo della rompighiaccio Laura Bassi sarà possibile effettuare una mappatura dettagliata del fondo del mare, acquisire profili di sismica a riflessione e raccogliere carote di sedimento in una zona generalmente coperta dai ghiacci polari di cui si intuisce la morfologia a bassissima risoluzione dai dati satellitari.
Dobbiamo, infatti, ancora scoprire quando e quanto velocemente si sono poi ritirati i ghiacciai, se le correnti oceaniche calde hanno causato la disintegrazione del loro fronte, o se banchi sottomarini hanno ancorato e frenato il collasso del ghiaccio.
Sulla rompighiaccio Laura Bassi c’è anche del personale del Programma antartico colombiano, ospite del PNRA, che sta sviluppando una ricerca il cui obiettivo è di raccogliere dati sulla distribuzione dei mammiferi marini e sulla loro capacità di adeguarsi ai disturbi causati dall’attività antropica, come per esempio quelli causati dalle attività di ricerca geofisica.
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