Gli strumenti a bordo della sonda Solar Orbiter di ESA/NASA hanno osservato per la prima volta nella corona del Sole, cioè nello strato più esterno della sua atmosfera, una struttura magnetica a forma di “S”, il cosiddetto switchback, che si propaga nello spazio interplanetario.
Comprendere l’origine degli switchback è di particolare rilevanza in quanto il meccanismo che li forma potrebbe spiegare anche l’origine dell’accelerazione del vento solare, cioè del flusso di particelle cariche emesse costantemente dal Sole che viaggia verso l’esterno nel Sistema Solare e che, investendo la magnetosfera e l’atmosfera terrestre, dà origine alle bellissime aurore boreali e australi.
Gli switchbacks non erano mai stati “visti” prima d’ora
«Finora gli switchbacks erano stati misurati solo in situ, cioè da sonde poste a bordo di satelliti che ne venivano attraversate, ma non erano mai stati realmente “visti”, cioè non ne erano mati state scattate delle foto» spiega il professor Giampiero Naletto, del Dipartimento di Fisica e Astronomia dell’Università di Padova, che ha avuto il ruolo di experiment manager nella fase di realizzazione di Metis, il coronografo italiano a bordo della sonda spaziale.
Metis è uno strumento a guida italiana molto complesso, la cui realizzazione ha dovuto superare varie difficoltà e che ha richiesto molti anni di lavoro di un team internazionale.
«È grazie alla qualità dello strumento Metis, alla circostanza che stiamo osservando il Sole da molto vicino e anche a un po’ di fortuna, che si è potuto ottenere per la prima volta un’immagine di questo particolare fenomeno solare» confermano i dottorandi Chiara Casini e Paolo Chioetto del CISAS, il Centro di Ateneo di Studi e Attività Spaziali “G. Colombo” dell’Ateneo..
L’indagine coordinata da Daniele Telloni dell’Istituto Nazionale di Astrofisica – Osservatorio Astrofisico di Torino è stata pubblicata sulla rivista The Astrophysical Journal Letters e presentata nel corso dell’8th Solar Orbiter Workshop a Belfast, in Irlanda.
- © ESA
- Giampiero Naletto, del Dipartimento di Fisica e Astronomia dell’Università di Padova.
Quello appena effettuato è solo il primo passaggio ravvicinato di Solar Orbiter al Sole. Durante i prossimi passaggi i ricercatori proveranno a capire in che modo la nostra stella si collega al più ampio ambiente magnetico del Sistema Solare.
Alla ricerca, coordinata da Daniele Telloni dell’Istituto Nazionale di Astrofisica – Osservatorio Astrofisico di Torino, Hanno partecipato ricercatori dell’Università di Padova, dell’Istituto Nazionale di Astrofisica, dell’Agenzia Spaziale Italiana, delle Università di Firenze e di Urbino, del Consiglio Nazionale delle Ricerche, dell’Università dell’Alabama a Huntsville e di altri prestigiosi atenei stranieri.
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