Come visto nella prima parte, dopo essersi resi consapevoli dell’importanza dell’incontro con la foresta, è possibile capire e accettare l’idea che anche il bosco, nel suo complesso, può essere un modello per l’uomo.
Da secoli l’essere umano si ispira alla Natura, dal punto di vista artistico e non solo, basta pensare ad esempio all’architettura.
Naturalmente in una foresta ci sono molteplici elementi, ma Aimé, nel suo testo Il cuore degli alberi, si sofferma proprio su coloro che rendono un bosco tale: gli alberi.
Proprio come l’albero, l’essere umano è capace di resistere alle tempeste, di piegarsi sotto il vento, di raddrizzarsi sotto il sole, di sentire le vibrazioni tra il cielo e la terra e percepirne la formidabile energia.
Abbiamo proprio bisogno di sentire spesso dei messaggi propositivi; le gratificazioni ci spronano a continuare; una pacca sulla spalla seguita da un complimento a volte ci fa sentire sulla giusta strada. Ebbene, anche camminare tra gli alberi può servire per ottenere simili risultati. È sufficiente osservare la resistenza di un albero e rimanerne affascinati: tempeste, venti incredibili, sole letale: nulla lo abbatte. L’albero potrebbe essere la resilienza per antonomasia. Così potremmo sentirci motivati a continuare a vivere, a lottare, a pregare, a sperare e tutte le altre azioni costruttive che possiamo aver iniziato lungo il corso della nostra vita.
Non è solo questione di corpi umani a contatto con tronchi, corteccia e foglie: qui si tratta anche di energie, vibrazioni nell’aria che si captano solo se si vuole e si sceglie di essere predisposti a tale ascolto. Solo così potremo sentire le vibrazioni tra il cielo e la terra e percepirne la formidabile energia.
“Il Cuore degli Alberi
L’Olivo, la Quercia, l’Acacia – Una trilogia simbolica, mitica e ancestrale”
di Magali Aimè
167 pp., 12,50 Euro
Edizioni Studio Tesi
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