È possibile rintracciare nel periodo che va dalla fine del Settecento agli inizi dell’Ottocento il fiorire della cosiddetta filosofia della natura (Naturphilosophie), protagonista del Romanticismo tedesco, nel quale la natura viene considerata come un testo segreto da decifrare: il suo significato la trascende. L’esigenza è quella di una visione unitaria dei processi di natura, d’infinito e finito, di materia e immateriale. Le declinazioni e l’espressione di questa esigenza varieranno, poi, a seconda di chi se ne occuperà. Vi è, però, una tendenza che accomuna la maggior parte degli esponenti di questa corrente, ossia individuare nel microcosmo umano il riflesso di quel macrocosmo che è la natura.
Nel corso del tempo, sono stati molti gli intellettuali che hanno dedicato la propria attività all’indagine del rapporto che l’essere umano può intrattenere con la natura, ciascuno influenzato dal proprio tempo. Restringendo il campo al periodo del Romanticismo e dell’Idealismo è possibile imbattersi nei pensatori più celebri, come Fichte, Schelling ed Hegel, ma districandosi nella fitta rete di nomi e opere volte all’analisi di quegli interrogativi che caratterizzano la condizione umana, sarà possibile scovarne uno meno familiare: Henrich Steffens.
Non è raro, specialmente in ambito accademico, che le figure più eccentriche, poliedriche e intriganti del panorama filosofico e, in generale, di quello intellettuale, vengano ignorate e non per i loro scarsi contributi alla ricerca, ma per la difficoltà di categorizzare la loro personalità e il loro lavoro.
Henrich Steffens, una figura poliedrica
Nato in Norvegia nel 1773, Henrich Steffens trascorrerà la vita tra Danimarca e Germania (dove morirà nel 1845) negli anni e nei luoghi che vedranno nell’unione di spirito e natura il tema centrale del dibattito. A riportare recentemente l’attenzione sul filosofo danese è stato lo studioso Pier Francesco Corvino, il cui lavoro edito da Muanda Edizioni ripercorre la vita di Steffens tracciando le tappe fondamentali del suo percorso intellettuale, a partire dalle radici danesi del filosofo fino all’incontro/scontro con la realtà filosofica tedesca.
Come accennato, quella di Steffens è una figura eclettica dai molteplici interessi, che influenzeranno la sua analisi del rapporto tra essere umano e natura. Affrontando la biografia scopriamo che durante i primi anni di formazione il filosofo danese si interessò alla geologia e alla mineralogia e che a questi ambiti dedicherà le primissime opere, i cui temi rimarranno una costante durante tutta la sua vita: è nella geologia che Steffens individua il punto di partenza per una riflessione filosofica e antropologica:
«L’uomo, tutt’altro che essere il punto di separazione fra il regno naturale e quello spirituale, diventa il punto di accesso per concepire entrambi insieme, senza con questo dover essere astratto nella forma del microcosmo. L’uomo ha una “stratificazione” interna che, proprio come il depositato di un’era passata, cresce su un fondamento naturale (il temperamento) e su uno spirituale (il talento), portandoli entrambi a compimento nella propria personalità». *
Ecco dunque che nella riflessione di Steffens l’essere umano viene considerato come punto di accesso al mondo, alla natura stessa, mantenendo una posizione che non rischia di piegarsi all’antropocentrismo e al biocentrismo. L’antropologia steffensiana, spiega Corvino, non costituisce una semplice descrizione dell’essenza umana, ma è un tentativo di spiegare la continuità tra uomo e natura, e la necessità dell’emergere del genere umano:
«Il suo modello, di conseguenza, dovrà permettere all’essere umano di “sprofondare nella natura” senza con questo perdere se stesso, mantenendo questa via mediana tra ciò che l’essere umano rappresenta per sé e ciò che rappresenta per la natura […] Ne scaturisce, così, un’antropologia decentrata, in cui l’uomo non è il soggetto del sapere, ma è la luce che illumina la via davanti al grande soggetto di ogni indagine: la natura stessa». **
* Pier Francesco Corvino, Henrich Steffens. Filosofo della Natura, Mauna Edizioni, San Benedetto del Tronto, 2022, p. 192.
** Ivi, p. 13.
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