L’estinzione di qualsiasi specie rappresenta una perdita di caratteristiche e risorse uniche e preziose per il nostro pianeta, frutto di milioni di anni di evoluzione. Nell’epoca attuale, caratterizzata da pressioni dell’uomo sulla biodiversità senza precedenti, quasi il 40% delle specie vegetali è minacciato di estinzione. La maggior parte di queste specie è probabilmente persa per sempre, tuttavia potrebbe esserci la possibilità di recuperare alcune di esse, come suggerisce la scienza delle “de-estinzioni”.
Uno studio condotto da un gruppo internazionale coordinato dal Dipartimento di Scienze dell’Università degli Studi Roma Tre, in collaborazione con le Università di Pisa e di Pavia, ha studiato il potenziale di resurrezione di oltre 360 specie vegetali attualmente considerate estinte. Resurrezione resa possibile dal fatto che, come afferma Thomas Abeli, docente di biologia della conservazione dell’Università Roma Tre: «Molte piante si riproducono per mezzo di semi che possono rimanere vitali per molti decenni o secoli ed esiste dunque la possibilità di riportare in vita specie estinte i cui semi sono conservati nelle collezioni naturalistiche, in particolare negli erbari».

Tavole botaniche di piante estinte. a) Streblorrhiza speciosa Endl. (Sarah A. Drake, 1841 in Edwards’s Botanical Register or Ornamental Flower -Garden and Shrubbery); b) Tetramolopium tenerrimum (Less.) Nees (A.R. d’Apreval in Drake del Castillo, E., Illustrationes florae insularum maris pacifici (1886-1892)); c) Vicia dennesiana H.C. Watson (M. Smith in Curtis’s Botanical Magazine in 1887, ser. 3, vol. 43).
Questa ricerca, i cui risultati sono stati pubblicati sulla rivista Nature Plants in due articoli (Out-of-date datasets hamper conservation of species close to extinction e Selecting the best candidates for resurrecting extinct-in-the-wild plants from herbaria) ha permesso di individuare circa 160 specie estinte di cui ancora esistono semi in oltre 60 erbari di tutto il mondo. I ricercatori hanno valutato e catalogato i candidati alla “de-estinzione” in base a criteri quali la resistenza dei loro semi alla conservazione, l’età degli esemplari e l’unicità evolutiva delle specie.
Tra queste, spiccano diverse Leguminose (Fabaceae), come Astragalus endopterus dall’Arizona, Streblorrhiza speciosa dall’isola Norfolk e l’europea Vicia dennesiana, endemica delle Azzorre (Portogallo).
La catalogazione rappresenta una base di primaria importanza sulla quale avviare il futuro recupero di specie estinte, ma la recente proliferazione di aggregatori di dati se da un lato ha accelerato l’accesso a quelli sulla biodiversità, dall’altro ha portato alla diffusione di informazioni errate. Per questo il gruppo di ricerca, in collaborazione con il Botanic Gardens Conservation International (BGCI), ha identificato le incongruenze relative allo status di conservazione di specie vegetali in importanti database internazionali, scoprendo che ben 12 specie di piante considerate estinte non lo sono affatto, ma sono conservate in orti botanici o in natura. Ciò permetterà di pianificare azioni specifiche per la loro salvaguardia e reintroduzione in natura.
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