Avrete letto la notizia annunciata da un gruppo di esperti dell’ONU: il buco nell’ozono è sulla buona strada per richiudersi completamente. Nel rapporto quadriennale sui progressi del Protocollo di Montreal, firmato nel 1987, entrato in vigore nel 1989 e sottoposto in seguito a numerose revisioni, è confermata l’eliminazione di quasi il 99% delle sostanze che, prima della messa al bando, concorsero ad aprire il problema. Se le azioni proseguiranno senza sosta, lo strato dell’ozono tornerà ai valori precedenti entro il 2040, così almeno è previsto.
La scoperta di un buco nello strato di ozono fu annunciata per la prima volta nel maggio 1985 da tre scienziati del British Antarctic Survey. Da allora sono cresciute le preoccupazioni sulle possibili conseguenze dovute al progressivo aumento dell’intensità al suolo di quelle radiazioni emesse dal sole nocive per la salute umana e gli equilibri planetari.

Così nel marzo 2011 la sonda Aura della NASA aveva osservato l’ozono nella stratosfera terrestre: le basse quantità di ozono sono indicate nei colori viola e grigio, mentre le grandi quantità di monossido di cloro sono indicate nei colori blu scuro. © NASA/JPL-Caltech
Qualche buontempone ora ha ritenuto di sfruttare la buona notizia per mettere alla berlina gli allarmi lanciati negli anni passati, senza i quali in verità non si sarebbe mai arrivati a ridurre gradualmente la produzione dei clorofluorocarburi e non si sarebbe quindi invertita la tendenza in atto. Non accontentandosi, gli stessi burloni ne hanno approfittato per irridere anche quanti negli anni Settanta e Ottanta del Novecento denunciarono i pericoli delle piogge acide.
Naturalmente l’obiettivo di tali uscite è un altro: dimostrare l’inconsistenza di tali preoccupazioni, comprese quelle legate al cambiamento climatico. Le emergenze ambientali per alcuni sono solo frottole diffuse da una élite animata dall’obiettivo di tenere la comunità globale in uno stato di perenne paura per poter controllare e indirizzare le sue azioni. Se la minaccia più temuta per anni sta per essere allontanata, il merito non è delle azioni che furono messe in campo tempestivamente, piuttosto dimostra che si è esagerato o, peggio, speculato.
Per fortuna la cattiva coscienza fa proseliti, ma finora mai abbastanza per portare il pianeta allo schianto. Molti che fino a poco tempo fa hanno negato l’esistenza del climate change adesso ne riconoscono la gravità. Magari non riescono ancora ad accettare che diventi un tema prioritario. Bisogna pazientare perché anche la cattiva coscienza ha bisogno di un angolo di verità quando il pericolo si avvicina.
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