Spesso le nostre serate estive hanno come sottofondo il ritmato gracidio delle rane che, con ritmo cadenzato sono intente a comunicare alle loro potenziali partner di essere alla ricerca di un po’ di compagnia. Ma hanno tutte questa innata capacità canora che gli permette di attirare le femmine?
A quanto pare no, è stata appena scoperta infatti, da un gruppo di ricercatori statunitensi in Tanzania, una rana dalla caratteristica abbastanza particolare che ci fa scoprire modalità di comunicazione utilizzate dagli animali a noi sconosciute.
La rana Hyperolius ukaguruensis, così chiamata dalle montagne Ukaguru, dove è stata identificata dagli studiosi, è muta, ma ciò non le impedisce di comunicare attraverso degli aculei, che gli individui riescono a leggere come una sorta di braille. Esiste solo un genere di rane incapaci di cantare e a questo genere, composto ora solo da sette specie, è stata inserita H. ukaguruensis.
La scoperta è stata da poco mostrata alla comunità scientifica su Plos One dalla biologa della conservazione Lucinda Lawson dell’Università di Cincinnati.

H. ukaguruensis sp. nov.
A, B) Maschio e femmina; paratipo in vivo
C) Maschio e femmina in amplexus ascellare
D) Habitat della località tipo.
Foto di C. Liedtke. Plos One
Come comunicano i potenziali partner di questa specie?
Come avevano già mostrato le altre specie appartenente allo stesso genere, queste rane invece di gracidare usano le spine che portano sulla gola. I maschi aiutano le femmine nel riconoscerli e a farsi valutare attraverso il tatto, producendo con le gole delle sorte di tocchi che gli autori inglesi paragonano alla lingua braille o al codice Morse, e permette alle partner di capire lo stato di salute e l’età dei pretendenti.
Secondo la biologa Lucinda Lawson: «Questo gruppo di rane conta solo poche specie, presenti in piccole popolazioni, che le rendono rare e a rischio di estinzione».
Aver dunque, scoperto un nuovo membro di questo gruppo è certamente una vittoria importante per la conservazione.
Simile ma diversa
La rana era già stata avvistata, nel 2019, da Lawson stessa insieme a un gruppo di colleghi durante delle osservazioni faunistiche nelle montagne Ukaguru della Tanzania.
Già durante i primi studi, il team, si era reso conto di trovarsi davanti a un anfibio che non sembrava essere in grado di gracidare. Fra l’altro, anche se morfologicamente era molto simile ad altre specie del genere Hyperolius, la nuova specie aveva un colore differente.
La maggior parte delle rane appartenenti a questo genere infatti, sono verdi e argento, ma la piccola nuova specie era di un oro brillante, tendente al marrone solo al livello della pancia.
Con dei rapidi test morfologici, i ricercatori hanno visto che gli occhi erano più piccoli delle altre rane dalla gola spinosa, il nome gergale con cui vengono identificati questi animali. Una combinazione di analisi genetiche e genomiche ha convalidato l’ipotesi di una nuova rana.
«È stato subito chiaro che si trattava di una rana spinosa. A volte le variazioni di colore non significano nulla, ma in questo caso si è dimostrato fondamentale» sostiene Lawson.
Abbiamo ancora qualcosa da fare per la biodiversità
«Descrivere una specie è il primo passo per proteggerla, soprattutto in foreste sempre più frammentate come quelle dei Monti Ukaguru che fanno parte del grande arco orientale del Rift, un’affascinante culla di biodiversità, con molte specie endemiche. La rapida crescita della popolazione in Tanzania fa sì che gli habitat delle foreste montane siano sempre più minacciati dall’uomo. Gli anfibi sono particolarmente sensibili all’impatto umano, però se l’habitat di un uccello viene distrutto, a volte può volare in una nuova foresta, per gli anfibi invece è difficile cambiare ambiente» commenta la ricercatrice.
Il coautore dello studio, Simon Loader, esperto di vertebrati al Museo di Storia Naturale di Londra, conclude: «La scoperta dimostra quanto ci sia ancora da imparare sulle zone del mondo ricche di biodiversità. Abbiamo ancora molta strada da fare per capire quali specie ci sono e dove si possono trovare».
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