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Natura
Animali, piante e habitat
FIUMI ARTICI

Effetti inattesi del disgelo del permafrost

A “sorpresa” una temperatura più alta nelle regioni artiche rallenta l'erosione dei fiumi

Effetti inattesi del disgelo del permafrost
Lo Yukon è un fiume artico del Nordamerica.

Redazione Redazione 10 Mar 2023

I cambiamenti climatici stanno modificando il paesaggio artico a causa del disgelo del permafrost, lo strato di terreno perennemente ghiacciato che ha ricoperto la tundra artica per millenni. Questo fenomeno causa frane e smottamenti e la conseguenza più dannosa è il potenziale rilascio in atmosfera di enormi quantità di gas serra trattenuto per secoli nel permafrost. Si stima, infatti, che nel permafrost siano congelati 1400 miliardi di tonnellate di carbonio, più di quattro volte quelle emesse dall’uomo dalla rivoluzione industriale a oggi.

Così, in un processo “a valanga”, il riscaldamento climatico che fa sciogliere il permafrost alimenta se stesso con l’immissione di nuovo gas serra in atmosfera.

Inoltre, emissioni di gas serra nelle regioni artiche sono generate anche dall’azione dei fiumi che erodono terreni ricchi di permafrost. L’indebolimento delle sponde dei fiumi a causa del disgelo del permafrost, nonché l’aumento dei flussi di acqua dovuti allo scioglimento dei ghiacci, potrebbero favorire l’erosione, aumentando ulteriormente le emissioni in atmosfera.

Alessandro Ielpi
Alessandro Ielpi, dell’Università della British Columbia.
Alvise Finotello
Alvise Finotello, ricercatore del Dipartimento di Geoscienze dell’Università di Padova.

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La resilienza dei fiumi artici

Un team di ricerca internazionale ha monitorato l’evoluzione dei grandi fiumi dell’Alaska e del Canada e svelato come, pur a fronte del forte riscaldamento della regione, i fiumi non si muovano come gli scienziati si aspettavano. Anzi, sorprendentemente, sembrano mitigare i danni dovuti ai cambiamenti climatici.

Lo studio, dal titolo “Large sinuous rivers are slowing down in a warming Arctic” e pubblicato su Nature Climate Change, ha analizzato l’evoluzione dei 10 maggiori fiumi artici in Alaska, nello Yukon e nei Territori del Nord-Ovest durante gli ultimi 50 anni. La ricerca, coordinata da Alessandro Ielpi dell’Università della British Columbia e frutto della collaborazione tra il Dipartimento di Geoscienze dell’Università di Padova, l’Università della British Columbia (Canada), l’Università di Stanford (USA) e l’Università Laval (Canada), rivela che una temperatura più alta modifica anche la vegetazione e i flussi d’acqua superficiali nelle pianure fluviali artiche. Questi effetti rallenterebbero l’erosione dei fiumi e potrebbero ridurre il rilascio di gas serra causato dal disgelo del permafrost.

«Per studiare la migrazione laterale dei fiumi artici abbiamo utilizzato sequenze di immagini satellitari ad alta risoluzione che coprono un periodo temporale di circa mezzo secolo» dice Alvise Finotello, ricercatore del Dipartimento di Geoscienze dell’Università di Padova e autore della pubblicazione.

«Contrariamente a quanto ci aspettavamo di osservare, i nostri risultati mostrano una sorprendente riduzione dei tassi di migrazione laterale di dei fiumi nell’ordine del 20% negli ultimi 50 anni» continua il ricercatore.

«Tale rallentamento è con ogni probabilità dovuto al fatto che le temperature più alte favoriscono lo sviluppo della vegetazione grazie a stagioni di crescita più calde e lunghe, un processo noto come inverdimento artico» spiega Alessandro Ielpi dell’Università della British Columbia e già visiting scientist al Dipartimento di Geoscienze dell’Università di Padova.

 

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