di Andrea Melandri
Importanti novità arrivano dal CCF del Somaliland. In partnership con il locale Ministero dell’Ambiente e del Cambiamento Climatico (MoECC) lo scorso 24 febbraio sono iniziati nel nuovo Cheetah Rescue and Conservation Centre (CRCC) i primi trasferimenti dei ghepardi confiscati al commercio illegale, presi in cura dal CCF di Hargheisa.
Nel 2021, il CCF ha sottoscritto un accordo con il Ministero e con il Governo del Somaliland per la realizzazione del primo Parco Nazionale del Paese nel territorio di Geed Deeble, permettendo la costruzione del Cheetah Rescue and Conservation Centre (CRCC), un centro di recupero di circa 800 ettari. Si tratta di un territorio costituito da un ambiente cespuglioso e ampie savane, un habitat naturale dove un tempo vivevano liberi i ghepardi, perfetto per la vita di questi splendidi animali. I lavori di costruzione sono iniziati nel dicembre 2021, e ora, dopo mesi di duro lavoro, le strutture sono pronte per accogliere i ghepardi. Oggi, con l’aiuto di ONG della conservazione, zoo, veterinari esperti, volontari provenienti da ogni parte del mondo – Italia compresa – che hanno messo a disposizione fondi, donazioni e forniture, ma soprattutto il loro tempo, sta cambiando la storia di questo piccolo paese nel Corno d’Africa e, soprattutto, la storia del ghepardo, che potrà tornare a correre in questi splendidi territori.
Il CCF Italia in questo ultimo anno ha dato un contributo fondamentale per questa missione, con l’invio di materiali strettamente necessari per la realizzazione del CRCC. Grazie al contributo di tutti i Soci che sostengono il lavoro dell’associazione si sono potuti inviare: casse per il trasporto dei ghepardi, macchinari e contenitori specifici per la conservazione e la lavorazione della carne destinata all’alimentazione degli animali, radio satellitari, presidi medici veterinari e di sicurezza, per citarne solo alcuni.
Negli ultimi cinque anni il CCF ha collaborato con il MoECC nel prendersi cura dei ghepardi sequestrati durante le operazioni speciali di recupero dal commercio clandestino di animali selvatici. Con una media dai 20 ai 40 ghepardi all’anno, la nostra sede di Hargheisa è arrivata alla sua capacità massima e oggi ospita in tutto 92 ghepardi e un leopardo.
- Il centro sorge in un ambiente cespuglioso con ampie savane. © CCF Italia
- Il Cheetah Rescue and Conservation Centre (CRCC) è un centro di recupero di circa 800 ettari. © CCF Italia
Grazie agli ampi spazi recintati, i ghepardi possono muoversi in un ambiente naturale con un approccio selvatico ma sempre monitorati. Infatti, a causa del loro trascorso, per molti sarà impossibile tornare alla piena libertà, ma ci si augura che la nuova struttura possa donare a questi animali la migliore qualità di vita possibile. All’interno dell’area vi è anche la clinica veterinaria, eccellenza mondiale per questa specie, con personale altamente qualificato e specializzato che fornirà cure permanenti ai ghepardi. Il CRCC sarà in seguito aperto alle visite e alla formazione per attività di educazione ambientale e sensibilizzazione ai cittadini del Somaliland, sempre nel rispetto dei ghepardi, i quali non entreranno mai in contatto con i visitatori.
- Le strutture sono pronte per accogliere i ghepardi. © CCF Italia
- Grazie agli ampi spazi recintati, i ghepardi possono muoversi in un ambiente naturale. © CCF Italia
Le minacce che i ghepardi devono affrontare nei territori africani riguardano soprattutto il conflitto umani-selvatici, il commercio clandestino e la perdita dell’habitat naturale. La stragrande maggioranza di ghepardi viene trovata al di fuori delle aree protette, quando i ghepardi vivono in prossimità degli umani con gli eventuali conflitti che possono scaturirne. Il nostro lavoro si concentra soprattutto sul mantenere liberi e selvaggi i ghepardi soprattutto nel loro ambiente naturale, e ciò richiede una concreta cooperazione e comprensione all’interno delle comunità. Tramite il continuo sviluppo del CRCC saremo in grado di aiutare le popolazioni del Somaliland a convivere con i ghepardi attraverso formazione concreta e informazione sull’importanza dei predatori per l’esistenza di un ecosistema sano e, di conseguenza, per un futuro migliore per il pianeta e le nuove generazioni.
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