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Scienza
SCOPERTO IN PERÙ

Il fossile del mostro marino più pesante mai vissuto

Il suo scheletro fa supporre che pesasse 340 tonnellate, il doppio di una balenottera azzurra

Il fossile del mostro marino più pesante mai vissuto
Ricostruzione artistica di Perucetus colossus. © Alberto Gennari.

Redazione Redazione 3 Ago 2023

Dove oggi c’è un deserto che si estende per centinaia di chilometri lungo la costa del Perù meridionale, in passato si trovava un ampio bacino marino, il Bacino di Pisco, diventato oggi uno dei più grandi giacimenti di vertebrati fossili del mondo.

Qui, durante gli scavi sono riaffiorati i resti fossilizzati di uno straordinario animale risalente a quasi 40 milioni di anni fa: un antenato delle balene e dei delfini caratterizzato da ossa grandissime e pesantissime che fanno pensare a un mostro marino dalle proporzioni titaniche.

Le ossa fossili di questo cetaceo primitivo sono state recuperate in successive campagne di scavo e sono ora conservate presso il Museo di Storia Naturale di Lima. Un articolo appena pubblicato sulla rivista Nature, “A heavyweight early whale pushes the boundaries of vertebrate morphology”, presenta una prima analisi di questo eccezionale cetaceo, a cui è stato dato il nome di Perucetus colossus in onore del paese sudamericano in cui è stato rinvenuto e in riferimento alla sua taglia letteralmente colossale.

 

 

Le ossa consistono di tredici vertebre, quattro costole e parte del bacino, quest’ultimo a indicare che Perucetus era ancora provvisto di piccole zampe posteriori, una condizione riscontrata anche negli altri Basilosauridi, il gruppo di cetacei arcaici a cui è stato riferito questo nuovo mostro marino.

«Sebbene lo scheletro da noi studiato non sia completo, stime rigorose suggeriscono che la massa corporea di questo antico cetaceo potesse raggiungere le 340 tonnellate, quasi il doppio della più grande balenottera azzurra e oltre quattro volte quanto stimato per l’Argentinosauro, uno dei più grandi dinosauri mai rinvenuti» spiega il professor Giovanni Bianucci, primo autore e coordinatore della ricerca.

 

 

Perucetus rappresenta dunque un ottimo candidato al ruolo di animale più pesante di tutti i tempi.

«La taglia titanica dello scheletro di Perucetus riflette anche l’alto peso specifico della tipologia di tessuto osseo di cui esso si compone. Tutte le ossa di Perucetus, infatti, sono costituite da osso estremamente denso e compatto. Benché sia difficile fornire un’interpretazione paleoecologica di questo straordinario adattamento, è probabile che esso fornisse a Perucetus la stabilità necessaria per abitare le acque agitate prossime alla linea di costa. Perucetus si alimentava probabilmente presso il fondale, forse privilegiando la ricerca di carogne di altri vertebrati marini come fanno oggi alcuni grandi squali» afferma il ricercatore Alberto Collareta.

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Il gruppo di ricerca nel sito di ritrovamento del fossile. © Giovanni Bianucci.

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Il gruppo internazionale di scienziati autori della ricerca vede in primo piano i paleontologi del Dipartimento di Scienze della Terra dell’Università di Pisa: il professor Giovanni Bianucci, primo autore e coordinatore della ricerca; il dottorando Marco Merella e il ricercatore Alberto Collareta.

Allo studio hanno partecipato anche altri geologi e paleontologi italiani provenienti dalle università di Milano-Bicocca (la ricercatrice Giulia Bosio e la professoressa Elisa Malinverno) e Camerino (i professori Claudio Di Celma e Pietro Paolo Pierantoni), affiancati da ricercatori peruviani e di diverse nazionalità europee.

 

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