I movimenti verticali e la sismicità osservati negli ultimi 40 anni nella zona dei Campi Flegrei sono stati studiati dai ricercatori dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV) e dell’University College of London (UCL).
Lo studio dal titolo “Evolution in unrest processes at Campi Flegrei caldera as inferred from local seismicity” è stato pubblicato sulla rivista scientifica Earth and Planetary Science Letters.
I ricercatori hanno analizzato la distribuzione degli eventi sismici e dell’energia da essi rilasciata e i risultati suggeriscono che l’energia si concentra principalmente in prossimità di due livelli (superfici di separazione tra rocce diverse) situati rispettivamente a circa 3 e a 1-1,5 chilometri di profondità.
«Questi livelli svolgono un ruolo chiave nel controllo dei movimenti verticali e della sismicità nei Campi Flegrei. Quello più superficiale previene almeno in parte la dispersione dei fluidi idrotermali verso la superficie, fluidi che hanno un ruolo significativo nell’innesco della sismicità» ha dichiarato Stefano Carlino, ricercatore dell’Osservatorio Vesuviano dell’INGV e coautore dello studio.

Modello concettuale delle fasi bradisismiche della caldera dei Campi Flegrei dal 1982 a oggi.
A sinistra: 1982-1984, aumento di pressione in profondità e sollevamento del suolo, creazione di fratture, depressurizzazione e subsidenza.
Al centro: 1985-2005, risigillatura delle fratture nella fase di subsidenza.
A destra: 2005-2023, nuovo aumento di pressione in profondità e sollevamento del suolo, riapertura delle fratture, prevalentemente nella crosta in corrispondenza della Solfatara. © Immagine dallo studio
L’accumulo di fluidi e di magma
Al di sotto del livello più profondo, le rocce passano da un comportamento fragile, cioè sono soggette a rottura determinando i terremoti, a uno duttile, in cui si deformano plasticamente senza rompersi.
«Qui avviene il processo di accumulo di fluidi e di magma che determinerebbe l’aumento di pressione e il sollevamento della caldera. L’innalzamento potrebbe continuare fino a quando lo stiramento della crosta consentirà il maggiore deflusso di gas in superficie, con conseguente depressurizzazione della sorgente del sollevamento» afferma Nicola Alessandro Pino, ricercatore dell’Osservatorio Vesuviano dell’INGV e coautore dello studio.
A differenza del periodo 1982-1984, durante l’attuale fase di sollevamento in corso dal 2005, la sismicità è concentrata maggiormente nel settore orientale di Pozzuoli, al di sotto dell’area Solfatara-Bagnoli.
«Questo suggerisce che, negli ultimi anni, la risalita di fluidi di origine magmatica, con conseguente indebolimento delle rocce, sia avvenuta quasi esclusivamente in questo settore della caldera» aggiunge Stefania Danesi, ricercatrice della Sezione di Bologna dell’INGV e primo autore dello studio.
Il monitoraggio dell’attività dei Campi Flegrei nel prossimo futuro potrà indicare se gli sciami sismici degli ultimi mesi rappresentino o meno l’inizio di una fase di rottura parziale della crosta, che faciliterà il passaggio dei fluidi accumulati nel sottosuolo e la conseguente perdita di pressione in profondità.
La ricerca pubblicata ha una valenza essenzialmente scientifica, priva al momento di immediate implicazioni in merito agli aspetti di protezione civile e la sicurezza della popolazione.
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