Le microplastiche sono in ogni ambiente: «Per assumerle basta lasciare un bicchiere su un tavolo prima di bere» spiega il professore Andrea Armani del Dipartimento di Scienze Veterinarie dell’Università di Pisa.
Per sorvegliare la sicurezza del cibo, il FishLab dell’Università di Pisa ha condotto uno studio sulla presenza di microplastiche nelle telline (specie Donax trunculus) sulle coste toscane, da cui non emergono rischi legati al consumo di questo alimento.
La ricerca è stata coordinata dall’Università di Pisa in collaborazione con l’Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Lazio e della Toscana, Università degli Studi di Messina, Istituto per i Processi Chimico-Fisici (IPCF) del Cnr di Messina.
Costa toscana
I ricercatori hanno esaminato cinque siti lungo la costa toscana, da Viareggio a Tirrenia, da febbraio a dicembre 2021.
In base ai campioni analizzati, i consumatori di telline potrebbero essere esposti a una quantità molto esigua rispetto a quella che ingerirebbero consumando altre tipologie di alimenti; per esempio, è stato dimostrato che il sale e l’acqua stessa ne contengono una quantità decisamente più elevata.
«In base ai dati emersi e alle conoscenze attualmente disponibili, non ci sono rischi legati al consumo di telline, anche per le basse quantità di consumo di questo alimento» spiega il prof. Andrea Armani.
Due famiglie di microplastiche
Le microplastiche sono particelle di polimeri plastici di dimensioni comprese tra 0,1 µm e 5 mm, prodotte a livello industriale (microplastiche primarie) o derivate dalla frammentazione di oggetti in plastica più grandi (microplastiche secondarie) a seguito del loro utilizzo (per esempio, dal lavaggio dei tessuti o dal consumo degli pneumatici) o per opera di agenti atmosferici (raggi UV, temperature).
La presenza di microplastiche è stata documentata in tutti gli habitat marini. Le loro dimensioni ridotte ne facilitano il loro trasporto a lunga distanza attraverso le correnti.
Una volta fatto il loro ingresso nell’ecosistema marino possono essere facilmente ingerite da molti organismi, entrando così nella catena alimentare.
I molluschi bivalvi (come mitili, ostriche, vongole e capesante), essendo filtratori, sono spesso utilizzati per valutare l’inquinamento da microplastiche negli ambienti marini.
Il FishLab dell’Ateneo pisano è impegnato da anni in attività di ricerca che affrontano problematiche inerenti la sicurezza e la tracciabilità dei prodotti della pesca.
La ricerca pubblicata sulla rivista Animals è stata finanziata dal Ministero della Salute italiano, dall’Unione Europea grazie al fondo NextGeneration EU e attraverso il progetto SAMOTHRACE del Ministero dell’Università e della Ricerca.
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