Studi e dati lo davano per estinto e invece eccolo che torna in alcune regioni italiane. Sto parlando del lupo, che ha spiazzato studiosi ed esperti, palesandosi nuovamente.
Gli ultimi dati, coadiuvati da verifiche fotografiche, forniscono le prove del suo ritorno e ancora una volta la sua natura e la sua forza ci stupiscono.
Sono bastate poche condizioni per permettere a questo predatore di ricominciare a ripopolare diverse colline e boschi italiani.
La sua riapparizione, ovviamente, non va in contrasto con gli studi precedenti che davano quest’animale per spacciato, in via d’estinzione e scomparso dalla regione italiana. Il fatto che sia cambiata la sua situazione ultimamente è grazie alla mutazione delle condizioni ambientali.
La causa dell’estinzione
I motivi principali della sua scomparsa sono due: la riduzione del bosco, e di conseguenza delle prede, provocato dall’aumento spropositato delle aree agricole e la persecuzione esercitata dall’uomo, che lo uccideva per difendersi e preservare il proprio bestiame.
Il rapporto fra uomo e lupo, infatti, è sempre stato abbastanza turbolento.
Ma fortunatamente, la rotta è stata invertita in tempo grazie a una ritrovata attenzione verso l’ambiente, forse ci siamo messi una mano sulla coscienza vedendo i cambiamenti climatici e i risvolti negativi che ne sono derivati.
Proprio questa è la motivazione alla base di questo ritorno. Per difendere l’ambiente, infatti, si stanno finalmente attuando azioni come la ricreazione di boschi, la piantumazione di alberi, si circoscrive l’azione dell’uomo e questo implica un ricreato habitat naturale per tante specie animali scomparse, come caprioli, lontre, castori, gatti selvatici, compreso il lupo, che torna a essere l’indiscusso regolatore degli equilibri faunistici come è sempre stato.
Grazie a metodi di rilevamento quali fototrappole e analisi genetiche e alle fonti storiche e archivistiche, un gruppo di studiosi ha identificato da poco ben 14 toponimi in relazione alla presenza del lupo su alcune colline italiane. Una notizia positiva, dunque, che però ha gettato il panico nella gente, come sempre quando si parla di predatori.
Un contrasto lungo una vita finalmente finito
La lotta fra uomo e lupo è iniziata nel lontanissimo Medioevo e si è conclusa soltanto ai primi del novecento con una pesante sconfitta per l’animale, costretto a ritirarsi in alcune zone remote dell’Italia con un piccolo numero di esemplari sopravvissuti alla strage.
Con il miglioramento delle condizioni di vita e il benessere generalizzato, l’uomo si è allontanato dai territori montani delle Alpi e dell’Appennino, abbandonando le aree rurali una volta destinate all’allevamento di bestiame domestico. Come naturale effetto si è potuto assistere a una vigorosa espansione delle popolazioni di ungulati selvatici, tipiche prede del lupo. Si sono create perciò le condizioni favorevoli affinché i grandi carnivori potessero riprendere possesso della propria nicchia ecologica.
Nessun esperto è in grado di prevedere quali saranno gli sviluppi futuri della vicenda né le conseguenze che si manifesteranno a lungo termine. Certamente è una questione non semplice, da affrontare con il giusto equilibrio e senza pregiudizi da entrambe le parti, quella schierata in favore del lupo e quella che ne farebbe a meno.
I ricercatori che hanno avvistato i nuovi esemplari si augurano che attraverso il loro continuo lavoro si possa comprendere l’importanza della conservazione del lupo e promuovere la coesistenza con la specie selvatica, un obiettivo che oggi sembra alquanto lontano e difficile da raggiungere, sia in Italia che in Europa. Una sfida culturale ed ecologica che non possiamo lasciar correre silenziosamente.
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