«In apparenza, il bilancio sembrava, fino a poco tempo fa, un positivo bilancio. Disponiamo di tutte le cose che ci sono utili, tanto da concedercene anche di inutilissime, abbiamo acquistato conoscenze, e quindi dominio, su alcune forze naturali che ci avevano fatto sentire non più di laboriose formiche, siamo usciti da stati di inferiorità millenari, anche se molti altri ancora ci pesano, viviamo meglio e potremo vivere ancora meglio, soprattutto se deporremo certi egoismi indegni. Ma oggi quegli uomini che su queste vie sono più avanti di tutti gli altri si sono fermati e si sono guardati attorno: da ogni parte incombono i sottoprodotti del progresso tecnico, vastissime brutture e soprattutto pericoli grandissimi. Se si approfondiscono i termini di quel bilancio che sembrava positivo, insomma, si nota che il prezzo pagato è troppo alto, che in realtà possiamo essere schiacciati proprio da tutto ciò che abbiamo prodotto nella nostra folle corsa.
Non solo noi, ma l’intero nostro pianeta, la nostra madre Terra può esserne schiacciata. La Terra ormai veramente trema».
Non è lo sfogo di un ecologista dei nostri tempi, anche se potrebbe suonare come tale. È l’attacco di un articolo pubblicato sulla Rivista Pirelli nel 1970, firmato da Renato Bazzoni, l’architetto che cinque anni più tardi fondò il Fai, Fondo Ambiente Italiano, insieme a Giulia Maria Crespi, Alberto Predieri e Franco Russoli.
Bazzoni era già stato l’artefice della mostra “Italia da salvare”, inaugurata il 7 aprile 1967 a Palazzo Reale a Milano. Promossa dal Touring Club Italiano e da Italia Nostra, la rassegna fotografica denunciava lo stato di abbandono e di degrado in cui versavano monumenti e opere d’arte nonché gli scempi perpetrati a danno del paesaggio e degli ambienti naturali. In quel modo si volevano invocare nuove leggi, azioni di tutela e una presa di coscienza collettiva.
Il «Giro d’Italia della vergogna», come fu definito da Indro Montanelli, fu allestito nel luogo che, nel corso degli anni Cinquanta, aveva ospitato grandi esposizioni d’arte ed era divenuto un simbolo della rinascita culturale di Milano e del Paese. La mostra fu visitata dall’allora presidente della Repubblica Giuseppe Saragat e dal ministro della Pubblica Istruzione dell’epoca Luigi Gui, fra tanti altri. Fu Renato Bazzoni a illustrare loro i contenuti. Il percorso si sviluppava dallo scalone monumentale del Piermarini fino alla Sala delle Cariatidi, nella quale erano ancora evidenti i segni delle distruzioni causate dalle bombe del 1943, che a loro volta erano un monito ai visitatori sulla fragilità del patrimonio artistico. Fotografie dal forte impatto presentavano casi emblematici di speculazione edilizia, aumento vertiginoso del traffico privato, rovina dei centri storici, fuga dai borghi minori e distruzione del patrimonio naturale.
Renato Bazzoni dimostrò che per ottenere risultati importanti è necessario pensare in grande e agire in piccolo. I sogni ci ispirano e ci danno una direzione, l’articolo sopra citato si chiudeva così: «Quest’uomo più incosciente che malvagio, ha concentrato tutte le sue energie in battaglie singole e localizzate, vincendone molte. Ma ha perso di vista proprio la questione fondamentale, cioè il suo rapporto con la Terra». Ma è attraverso le piccole azioni concrete che possiamo trasformare i sogni in realtà: lui la Terra l’ha difesa coi fatti, oltre che con le parole, come testimoniano ville, castelli, abbazie, giardini, baie e boschi sottratti all’incuria e offerti al godimento pubblico
Se non vuoi perderti i prossimi articoli, iscriviti alla newsletter.
riproduzione consentita con link a originale e citazione fonte: rivistanatura.com





