Da oltre mezzo secolo, l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Alimentazione e l’Agricoltura (FAO) pubblica l’Indice dello Stato degli Stock (SoSI), un indicatore che fornisce informazioni fondamentali sullo stato degli stock ittici mondiali. Questi dati vengono pubblicati ogni due anni dal 1971 e dal 1995 entrano a far parte del rapporto della FAO “The State of World Fisheries and Aquaculture” (SOFIA – Scarica qui il documento).
Nel corso del tempo, i dati, le statistiche e le informazioni fornite nel SOFIA sono diventati strumenti indispensabili per gli scienziati, i politici e i responsabili delle decisioni che si impegnano per una gestione sostenibile della pesca in tutto il mondo. Riconoscendo la natura dinamica del settore della pesca, la FAO ha avviato un aggiornamento metodologico completo dell’Indice, per garantire una maggiore adattabilità in base alla disponibilità e alla qualità dei dati tra le diverse attività di pesca.
Le zone di pesca nel Pacifico
I risultati del SoSI per quanto riguarda le aree di pesca del Pacifico presentati al Vertice di Honiara, di fine febbraio, nelle Isole Salomone.
Qui, oltre ai dettagli della metodologia aggiornata, sono stati presentati i risultati delle zone di pesca FAO 71 e 81, entrambe situate nel Pacifico.
Il Pacifico centro-occidentale (Area 71) ospita il maggior numero di pescatori artigianali e su piccola scala a livello globale, ed è una delle regioni più complesse per la gestione della pesca. Il SoSI stima ora che il 52,5% degli stock valutati sia biologicamente sostenibile, in calo rispetto all’80% del 2019 e al 77% del 2021. Tuttavia, questo calo non riflette necessariamente un peggioramento delle condizioni degli stock, ma piuttosto una valutazione più precisa e completa, più accurata rispetto alle stime precedenti.
I risultati evidenziano il persistere di problemi nelle principali attività di pesca, in particolare nel sudest asiatico, dove il tonnetto striato e il tonno pinnagialla devono affrontare gli impatti del cambiamento climatico e della sovraccapacità di pesca. L’analisi rivela anche che i piccoli pesci pelagici, le specie della barriera corallina costiera e gli squali nel Sudest asiatico subiscono un declino significativo a causa della pesca eccessiva, della perdita di habitat e della scarsa applicazione delle norme.
Un set di dati più completo e liste di stock ampliate rivelano una prospettiva di sostenibilità più forte per l’Area 81 nel Pacifico sudoccidentale, che comprende Nuova Zelanda e parte dell’Australia, oltre a vaste aree di alto mare.
La metodologia aggiornata stima che l’85,5% degli stock valutati sia biologicamente pescato in modo sostenibile. Mentre alcuni stock, come il merluzzo neozelandese e l’aragosta, sono fiorenti, altri, come il pesce specchio e il marlin striato, rimangono sovrasfruttati.
Alcune attività di pesca, come la capasanta neozelandese e la vongola australiana, sono state chiuse a causa della scarsità degli stock. Grazie ai limiti di cattura che ripristinano gli stock ittici e al miglioramento della produttività, questa regione sta definendo un punto di riferimento globale per la gestione sostenibile della pesca.
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