Lo sfruttamento delle risorse ittiche sta creando non pochi problemi all’ecosistema marino che risulta essere sempre più provato dalla pesca illegale e da quella eccessiva. Due realtà causate dal costante incremento del consumo di pesce, passato secondo una stima della FAO dai 13,4 kg pro capite nel decennio 1986/1995 agli oltre 20 kg del 2018. Un dato che deve tenere conto del doppio valore incrementale: quello dei chili consumati annualmente per persona unito all’incremento della popolazione mondiale degli ultimi 25 anni.
Una realtà che le organizzazioni ambientaliste giudicano incompatibile con la tutela degli ecosistemi di mari e oceani, ma anche molto preoccupante per lo stato di conservazione delle acque interne. Per questo, pur valutando positivamente ogni attività che migliori gestione e controllo delle attività di pesca, proprio come dovrebbe avvenire per la carne, l’auspicio è quello di un generale rallentamento dei consumi, privilegiando fonti proteiche alternative a quelle animali.
In Italia il consumo di prodotti provenienti da pesca certificata – secondo l’ultimo rapporto annuale pubblicato da MSC – continua a crescere per quanto riguarda i prodotti che possono usare il logo blu dell’organizzazione non profit, raggiungendo quota 37 mila tonnellate. Questo incremento rappresenta il riflesso di una grande attenzione degli italiani verso la salute di mari e oceani che si inserisce, secondo il Marine Stewardship Council, in un più ampio movimento globale per la sostenibilità dei consumi.
Sostenibilità della pesca
Il report pubblicato rivela che il 19% delle catture di pescato mondiale proviene da attività di pesca di piccole e grandi dimensioni che risultano coinvolte nel programma di certificazione di MSC, per un volume globale di pescato corrispondente a 16 milioni di tonnellate. Un valore rilevante rispetto al totale del pescato stimato da FAO in 90 milioni di tonnellate.
Nel mondo sono 46.205 i supermercati, i ristoranti, le aziende trasformatrici, i distributori e i magazzini detentori della certificazione MSC per la “Catena di custodia”, indispensabile per mantenere il controllo sulla tracciabilità del pescato certificato come sostenibile, indispensabile per poter apporre il marchio blu sul prodotto finale che arriva al consumatore.
«La crescita del programma MSC nonostante la pandemia è un forte segno di coinvolgimento e impegno da parte delle attività di pesca, dei marchi e dei consumatori che sempre più scelgono pesce di provenienza sostenibile» afferma Francesca Oppia, Direttrice del programma MSC in Italia. «Ma le sfide da affrontare sono ancora molte: troppi governi continuano a mettere interessi a breve termine prima della sostenibilità mentre a livello globale il livello di pesca eccessiva continua ad aumentare. L’inerzia istituzionale non è al passo con il crescente attivismo pubblico sul tema degli oceani, esacerbato dalla pandemia che ha aumentato la consapevolezza della necessità di proteggere le nostre preziose risorse naturali. Chiediamo ai governi di cogliere questo momento come un’opportunità per sostenere la pesca e il settore ittico sostenibile impegnandosi in misure che salvaguardino i nostri stock ittici».
La strada per la salvaguardia degli ecosistemi acquatici è ancora lunga e deve passare attraverso un maggior controllo sulle attività di pesca, con un impegno planetario per il contrasto della pesca illegale, fonte di un ingente e indiscriminato prelievo in grado di causare danni ingenti. Solo con l’accordo di tutti i governi sarà possibile ottenere, anche in questo settore fondamentale per l’umanità, risultati significativi. Non bisogna dimenticare infatti come la pesca di sussistenza per le rappresenti spesso l’unica possibilità di sopravvivenza per le popolazioni costiere dei paesi più poveri.
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