L’industria tessile consuma molte risorse naturali, perché ha bisogno di grandi quantità d’acqua e anche il processo di tintura ha un forte impatto ambientale. In questo settore, però, c’è un’azienda che ha messo al centro della sua azione il tema della sostenibilità con soluzioni all’avanguardia, che le hanno consentito di ottenere le migliori certificazioni ambientali, tra le quali spiccano la LEED Platinum e la Cradle to Cradle Gold.
Pioneer Denim, che produce filati, tessuti e capi pronti, è la più grande al mondo ad aver ottenuto tali certificazioni: produce 7 milioni di metri di tessuto al mese – entro il 2025 diventeranno 15 milioni di metri – e 100 mila capi di abbigliamento al giorno.
Per saperne di più abbiamo incontrato Christian Reca, Head Designer delle collezioni Pioneer Denim e Worldwide Marketing & Merchandising Manager.

Christian Reca, Head Designer delle collezioni Pioneer Denim e Worldwide Marketing & Merchandising Manager
rivistanatura.com – Come affrontate il tema della sostenibilità?
Christian Reca – Dobbiamo differenziare tra le varie fasi di produzione, perché in ogni settore abbiamo fatto degli sviluppi tali, grazie ai quali riusciamo a risparmiare sia in termini di utilizzo di gas – quindi di emissione di C02 –, sia di utilizzo di acqua e di energia elettrica.
In produzione otteniamo, tra filato, tessuto e capi, un risparmio medio d’acqua del 60-65% rispetto a una normale attività di tintura e lavaggio. Questo risultato è raggiunto grazie alla nostra tecnologia, in parte acquisita, ma in parte creata da una squadra di oltre 40 ingegneri che lavorano costantemente in azienda e intervengono a modificare le macchine che acquistiamo per ottenere un ciclo di produzione più breve che fa risparmiare tempo, denaro e acqua.
Inoltre, abbiamo implementato il flusso di riciclo dell’acqua. All’interno del reparto lavanderia di Pioneer Denim, dove si trattano i capi finiti, avviene la rigenerazione dell’acqua utilizzata, che viene filtrata e reimmessa in circolo più volte.
Attraverso la modifica di alcuni macchinari, nella tintura che chiamiamo “Eco-Advanced lndigo Dyeing”, in fase di finissaggio dei tessuti riusciamo a risparmiare addirittura l’80% di acqua in entrata, sfruttando quella rigenerata. E con questo risparmiamo anche il 45% di energia, abbassiamo il tempo di produzione e riduciamo del 60% circa, le emissioni di C02.
RdN – Utilizzate prodotti chimici per la tintura dei tessuti?
C.R. – Noi non parliamo di “chimica”, ma parliamo di “tecnologia”, perché una volta c’erano i prodotti chimici che acquistavamo dalle aziende specializzate. Ora, in partnership con loro (DyStar, Soko, Officina+39… ) sviluppiamo delle tecnologie tali per cui ne abbiamo eliminato l’uso in fase di trattamento del tessuto, in fase di finissaggio e anche in fase di lavaggio dei capi finiti. Tra i prodotti chimici c’erano il cloro, la soda caustica, il permanganato… che oggi non vengono più utilizzati.
RdN – Siete attenti anche a livello di sostenibilità sociale.
C.R. – Ci rivolgiamo solamente a Paesi in grado di fornire la tracciabilità del cotone. Per ogni balla di cotone che acquistiamo sappiamo in quale campo è stata prodotta, come è stata raccolta, quale società l’ha raccolta. Preferiamo acquistare da aziende familiari, al posto delle grandi imprese industriali. Per esempio, in Africa compriamo dalle piccole farm, aziende a conduzione familiare, e non dal latifondo. Ci rivolgiamo a famiglie che vivono di questa attività e il denaro che noi paghiamo per il cotone permette loro di mantenersi, di mandare i figli a scuola, di potersi curare in strutture mediche adeguate.
RdN – Realizzate capi completamente riciclati?
C.R. – Assolutamente sì: in questo caso sull’etichetta, oltre a “organic cotton” e “pwc” (pre-waste consumer), ci sarà indicato anche “Pwc” (Post-waste consumer).
RdN – E a proposito di economia circolare?
C.R. – Portiamo avanti con orgoglio la pratica del “pre-waste consumer”: la parte di tessuto che in tessitura viene scartata non viene buttata via. Infatti, scomponiamo gli scarti, ricaviamo il filato e lo utilizziamo nuovamente. Un’altra iniziativa assolutamente innovativa è l’accordo commerciale che abbiamo siglato per riportare in fabbrica i capi invenduti, che prima venivano distrutti. Anche in questo caso li scomponiamo e riutilizziamo il filato nel processo produttivo.
Per informazioni
Seventyfive srl -via Saline 59/61- Pescara
tel. +39 346 306 1530
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