Secondo il rapporto presentato alla Conferenza delle Nazioni Unite sugli oceani dall’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura (FAO), alcuni stock ittici marini del mondo si stanno riprendendo grazie a una gestione forte e scientifica, ma molti altri rimangono sotto pressione. Il rapporto “Review of the state of world marine fishery resources” (scarica qui il documento) mostra fino a che punto può spingersi una governance efficace e quanto sia urgente replicare questi risultati.
Con l’aiuto di oltre 650 esperti provenienti da più di 200 istituzioni e da oltre 90 Paesi, questo rapporto partecipativo e inclusivo analizza le tendenze in tutte le aree di pesca marina della FAO (*) e offre il quadro più chiaro, ad oggi, della situazione della pesca marina mondiale.
Il rapporto conferma che:
- il 64,5% di tutti gli stock ittici è sfruttato entro livelli biologicamente sostenibili
- il 35,5% degli stock è classificato come sovrasfruttato.
Nelle aree di pesca marine sottoposte a un’efficace gestione della pesca, i tassi di sostenibilità superano di gran lunga la media globale. Nel Pacifico nord-orientale, ad esempio, il 92,7% degli stock è pescato in modo sostenibile.
«Una gestione efficace rimane lo strumento più potente per la conservazione delle risorse ittiche. Questo studio fornisce una comprensione completa senza precedenti, consentendo un processo decisionale più informato e basato sui dati» ha dichiarato QU Dongyu, Direttore Generale della FAO.
Dove la gestione funziona, gli stock ittici prosperano
Non tutte le aree sono sulla buona strada. Mentre alcune mostrano progressi concreti, altre rimangono sottoposte a una forte pressione.
Nel Pacifico nordorientale (*Area 67) e nel Pacifico sudoccidentale (*Area 81), gli investimenti a lungo termine e i solidi quadri di gestione stanno dando i loro frutti. I tassi di sostenibilità di tutti i singoli stock raggiungono rispettivamente il 92,7% e l’85% e questi stock sono responsabili di circa il 99% e il 95,7% degli sbarchi del 2021 in queste regioni.
Il Mediterraneo e il Mar Nero (*Area 37) mostrano i primi segni di ripresa. Sebbene solo il 35,1% degli stock sia pescato in modo sostenibile, la pressione di pesca è diminuita del 30% e la biomassa è aumentata del 15% dal 2013. Questo dimostra che la cooperazione regionale e gli sforzi nazionali stanno iniziando a fare la differenza.
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