Trovare possibili percorsi di adattamento alla crisi climatica in Italia, Grecia e Cipro, tre Paesi mediterranei dove sono state identificate alcune aree chiave per la vita e la riproduzione di tre specie simbolo del Mare Nostrum: la tartaruga verde (Chelonia mydas), la tartaruga caretta (Caretta caretta) e la foca monaca (Monachus monachus).
Gli stessi percorsi di adattamento per queste specie possono ispirare in futuro anche le comunità umane costiere: è questo il messaggio lanciato da alcuni dei giovani biologi che collaborano al progetto LIFE ADAPTS (climate change ADAptations to Protect Turtles and monk Seals) in occasione della Notte Europea dei Ricercatori, l’importante ricorrenza di divulgazione scientifica e partecipazione che si svolge oggi 26 settembre.
Il destino delle comunità costiere
Nei video messaggi divulgati durante i diversi eventi in programma, i ricercatori hanno anche ricordato l’importanza della ricerca, sia per tutelare specie a rischio sia per coinvolgere quanto più possibile i cittadini. Il destino delle comunità costiere dipenderà, infatti, da come si sapranno affrontare gli effetti innescati dalla crisi climatica come l’innalzamento dei mari, il surriscaldamento degli oceani e le conseguenze sulla distribuzione degli habitat di riproduzione e alimentazione come grotte, spiagge e zone di mare aperto.
Dichiara Paolo Casale, Professore Associato in Zoologia e Coordinatore scientifico del progetto: «Il progetto LIFE ADAPTS rappresenta un esempio dell’importanza della ricerca scientifica per la conservazione delle specie e degli habitat. Identificare le priorità di intervento è indispensabile per ottimizzare le risorse disponibili per la conservazione, specialmente per minacce antropiche di vasta portata, come i cambiamenti climatici.
Riconoscendo l’inevitabilità di tali cambiamenti, il progetto mira a identificare quelle aree del Mediterraneo che, se preservate, potranno in futuro svolgere un ruolo chiave per le popolazioni di tartarughe marine e foche monache».
Aggiunge Laura Pintore, ricercatrice dell’Ufficio Mare e responsabile scientifica del progetto per il WWF Italia: «Con altri ricercatori che collaborano al progetto cerchiamo di trovare modalità per favorire la risposta alla crisi climatica per queste specie simbolo».
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