Aumentano i fattori di rischio che innescano la crisi alimentare e QU Dongyu, Direttore Generale dell’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Alimentazione e l’Agricoltura (FAO), ha rivolto ai responsabili politici internazionali, in occasione della riunione congiunta dei Ministri delle Finanze e dell’Agricoltura del G20, una precisa indicazione: «Dobbiamo lavorare tutti insieme per evitare questo scenario».
Le crisi globali hanno prodotto una grave diminuzione di accesso al cibo, con l’Indice dei prezzi alimentari della FAO che mostra un aumento dei prezzi dei prodotti alimentari commercializzati a livello internazionale.
La diminuzione delle scorte di alcuni prodotti di base, l’aumento dei costi dell’energia e dei fertilizzanti, le cattive condizioni climatiche in alcuni Paesi produttori chiave, le incertezze legate alle politiche commerciali e i rischi associati al conflitto in corso in Ucraina sono tutti motivi di preoccupazione, ha detto il Direttore Generale della FAO Qu Dongyu.
L’aumento incontrollato del prezzo del cibo
«L’inflazione interna dei prezzi alimentari è particolarmente preoccupante, soprattutto per i più poveri e vulnerabili che spendono una quota maggiore del loro reddito in cibo» ha aggiunto Qu.
Anche il rafforzamento del dollaro americano sta contribuendo all’aumento delle spese per l’importazione di cibo, tanto che i 62 Paesi più vulnerabili con deficit alimentare «stanno comprando meno cibo e pagando fatture più alte» ha sottolineato Qu.
Il Direttore generale ha invitato i ministri del G20 a concentrarsi sul sostegno all’accesso al cibo per tutti i Paesi e le popolazioni povere e vulnerabili.

Giornata mondiale dell’alimentazione
In occasione della Giornata mondiale dell’alimentazione 2022, la FAO ha lanciato un appello a “non lasciare indietro nessuno”, in un momento in cui un numero mai così alto di persone è a rischio di soffrire gravi livelli di fame.
«Di fronte al rischio imminente di una crisi alimentare mondiale, dobbiamo affidarci alla forza della solidarietà e dello slancio collettivo per creare un futuro migliore, in cui tutti abbiano regolarmente accesso a una quantità sufficiente di cibo nutriente» ha dichiarato il Direttore Generale della FAO, QU Dongyu, intervenendo alla cerimonia a Roma.
Oltre 970 mila persone sono esposte al rischio di carestia in Afghanistan, Etiopia, Somalia, Sud Sudan e Yemen, mentre altri 3,1 miliardi di persone non possono ancora permettersi un’alimentazione sana. Sono i soggetti più vulnerabili a essere maggiormente colpiti: le donne, i giovani, le popolazioni indigene e gli agricoltori delle zone rurali.
Attraverso un messaggio, Papa Francesco ha esortato i presenti a non perdere di vista il fatto che le persone «non sono soltanto numeri, dati o un fiume infinito di statistiche».
Non lasciare indietro nessuno
Per la FAO questo impegno traduce in un proseguimento dell’iniziativa “Mano nella mano” volta ad accelerare le trasformazioni dei sistemi agroalimentari allo scopo di eliminare la povertà, porre fine alla fame e alla malnutrizione, ridurre le disuguaglianze, promuovere un’occupazione e servizi dignitosi nelle zone rurali, sostenere la parità di genere, garantire la tutela sociale, sopprimere lo sfruttamento del lavoro minorile, sostenere la produzione di cibo a livello locale per le popolazioni vulnerabili nei paesi afflitti da crisi alimentari e aiutare le popolazioni indigene e rurali, che sono i custodi di buona parte della biodiversità terrestre.
Per affrontare efficacemente la crisi alimentare, occorre fare di più per assistere le piccole aziende agricole, che producono oltre un terzo dei generi alimentari mondiali e rappresentano l’80% dei produttori in tutto il mondo. Le piccole aziende agricole sono uno dei pilastri dei sistemi agroalimentari mondiali, ma vengono soffocate all’interno di sistemi dominati dai grandi produttori e rivenditori.
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