Ecco, una volta tanto, due belle notizie dagli oceani nel campo della conservazione marina che offrono una prospettiva estremamente incoraggiante: il notevole recupero della popolazione di megattere in Australia e l’impressionante stagione riproduttiva della tartaruga Caretta caretta in Italia.
Il boom delle balene
La popolazione di megattere (Megaptera novaeangliae) che migra lungo la costa orientale dell’Australia ha raggiunto un traguardo storico, superando i 50.000 esemplari. Questo successo è ormai riconosciuto come uno dei maggiori risultati globali nella conservazione delle specie marine.
Un successo che sembra impensabile se si considera che negli anni Cinquanta, a causa della caccia industriale intensiva e, in seguito, della caccia illegale sovietica (che tra il 1959 e il 1961 sterminò decine di migliaia di balene nel Pacifico meridionale), la popolazione si ridusse sull’orlo dell’estinzione, a poco più di un centinaio di individui.
L’introduzione di importanti misure di tutela come il divieto di caccia internazionale imposto dalla Commissione Baleniera Internazionale (IWC) nel 1965 e la cessazione definitiva della caccia commerciale australiana nel 1978 hanno costituito il punto di svolta. A ciò si sono aggiunte l’istituzione di aree marine protette lungo la loro rotta migratoria (“Humpback Highway”) e decenni di meticolosi monitoraggi scientifici.
Grazie a queste misure, la specie ha avviato un recupero costante, con un tasso di crescita medio annuo del 10-11% per diversi decenni. Oggi, la popolazione è tornata ben oltre i livelli precedenti l’era della caccia commerciale, dimostrando la resilienza ecologica della specie quando le pressioni antropiche critiche vengono rimosse.
Record storico di nidificazione della Caretta caretta in Italia
Anche nel Mediterraneo si è registrato un fenomeno di ripresa altrettanto significativo. La tartaruga marina comune (Caretta caretta), la specie di tartaruga marina più diffusa nel Mare Nostrum, ha stabilito un record storico in Italia nella stagione di nidificazione 2025.
Con l’ultimo censimento nazionale, infatti, sono stati individuati oltre 700 nidi lungo le coste italiane, un numero senza precedenti che rappresenta un aumento di circa il 60% rispetto a soli due anni prima. Le regioni con il maggior numero di deposizioni includono Sicilia, Calabria, Campania e Puglia.
Questo risultato è legato all’impegno di progetti di tutela come LIFE Turtlenest, coordinato da Legambiente in partenariato con enti italiani, spagnoli e francesi. Il progetto mira a migliorare lo stato di conservazione della specie attraverso attività di monitoraggio e messa in sicurezza dei siti di nidificazione. Centinaia di volontari svolgono un ruolo cruciale nella localizzazione, recinzione e sorveglianza dei nidi sulle spiagge. Il progetto si avvale anche di squadre cinofile per la ricerca dei nidi e di analisi genomiche per quantificare con precisione il numero di femmine nidificanti.
Una componente aggiuntiva che sembra aver contribuito a questo trend è l’impatto, questa volta positivo, dei cambiamenti climatici. L’aumento della temperatura superficiale del mare nel Mediterraneo sta verosimilmente ampliando l’areale di nidificazione della specie, spingendola a deporre le uova più a nord rispetto alle aree tradizionali (come la Grecia e la Turchia). Tuttavia, se da un lato questo espande l’area di riproduzione, dall’altro impone la necessità di una tutela legale stabile per queste “nuove” spiagge di riproduzione, e solleva preoccupazioni per la determinazione del sesso dei nascituri, che nelle tartarughe marine è dipendente dalla temperatura di incubazione (temperature più elevate producono una prevalenza di femmine).
Questi risultati dimostrano come l’azione congiunta di moratorie internazionali, la creazione di aree protette e progetti mirati di monitoraggio e conservazione, oltre ai cambiamenti ambientali in corso, possa innescare e sostenere il recupero di specie chiave, pur in un contesto di rapidi cambiamenti ambientali.
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