L’incredibile scoperta di una nuova specie di ninfea gigante appartenente al genere Victoria, chiamata poi Victoria colombiana, è iniziata da un avvistamento casuale su Instagram da parte di Carlos Magdalena, orticoltore, ricercatore botanico e scientifico presso i Royal Botanic Gardens di Kew a Londra, dopo aver visto alcune foto di Jeremiah Harris scattate nella regione di Inírida, in Colombia.
Harris, identificò questa specie con la cugina V. Amazonica, ma a Carlos non tornava: in quella zona non poteva esserci quella specie poiché l’areale naturale delle ninfee Victoria conosciute non si estende fino al fiume Inírida. Questo lo spinse a ipotizzare che potesse trattarsi di una nuova specie.
I membri della spedizione
Dopo indagini satellitari arriva la conferma. Nelle acque di Inírida ci sono diverse ninfee giganti. C’era un solo modo per capire se fosse davvero una nuova specie, organizzare una spedizione scientifica nella foresta pluviale di Inírida. Così, dopo quasi due anni di pianificazione Carlos insieme a Mauricio Bernal del Jardín Botánico de Bogotá, José Celestino Mutis e Nilo Rodríguez, Jaime Hernández e Gustavo Melo membri delle riserve indigine del río Atabapo, Caranacoa-Yurí-Laguna Morocoto e Puinave-Piapoco el Paujil, si ritrovano nelle acque dell’Inírida.
L’incontro finale che ha svoltato la spedizione
La spedizione è stata organizzata per durare cinque giorni. Si doveva portare a casa il materiale necessario per l’erbario, fiori compresi. Dovete sapere che le specie del genere Victoria aprono i fiori solo di notte, e la fioritura dura appena 48 ore. Per l’identificazione era necessario trovarli. Passati diversi giorni, in mano si aveva poco o niente, giusto qualche foglia di ninfea. Mancavano ancora i fiori.
La svolta a 10 ore dal volo di ritorno: Gustavo Melo, appartenente alla comunità indigena dei Tucano, famosa per le sue abilità di navigazione, comprende l’angoscia della squadra e decide di fare un ultimo tentativo in un piccolo lago nel cuore della giungla dove sapeva esserci quella specie.
Poco prima dell’alba, l’avvistamento di cinque esemplari, uno era in fiore. Finalmente, c’era tutto il materiale necessario per iniziare la descrizione scientifica formale della specie.
Il ruolo delle ninfee nell’ecosistema
Attualmente, il team stima che esistano tra i 30 e i 50 esemplari di V. colombiana, un numero davvero basso; al momento si stanno ricercando nuove popolazioni per definirne il numero reale e valutare ufficialmente se inserirla nella Lista Rossa IUCN che classifichi la specie come “In pericolo critico”.
Le ninfee, sono essenziali per l’ecosistema e i popoli indigeni. In particolare svolgono questi tre ruoli principali:
- Microclima: forniscono ombra con la conseguenza di ridurre il riscaldamento diurno dell’acqua sottostante, riducendo così la prolificazione di alghe;
- Rifugio: un vero e proprio microhabitat dove specie diverse, sfruttano la foglia come riparo da predatori, supporto per cacciare e riposare;
- Alimentazione: i loro semi sfamano diverse specie di animali, inoltre, sono usati per ottenere una farina utilizzata dalle comunità indigene dell’Amazzonia per fare il pane.
I ricercatori sperano di proseguire la raccolta dei semi, con l’obiettivo di coltivare le piante a Bogotá e approfondire la conoscenza della specie in condizioni controllate. Se gli sforzi avranno successo, un giorno potrebbe persino essere coltivata ai Kew Gardens insieme alle sue cugine: V. amazonica, V. cruziana e V. boliviana.
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