A cosa serve la terra (con la “t” minuscola), oltre che a sostenere quello che vi cresce o che vi viene costruito sopra, dagli alberi alle case?
Può sembrare una domanda banale e anche un po’ stupida, eppure la maggior parte delle persone considera il suolo come una sorta di substrato più o meno inerte, utile solo per quello che vi è sopra, senza pensare che esso, soprattutto per i primi metri, è di fatto fondamentale per il buon funzionamento di tutto il grande ecosistema terrestre, di cui è parte integrante a tutti gli effetti.
I suoli svolgono, infatti, un ruolo cruciale nella fornitura di numerosi servizi ecosistemici come:
- produzione e fornitura di cibo, materie prime ed energia
- immagazzinamento, gestione e purificazione dell’acqua
- mitigazione degli inquinanti
- supporto a una ricchissima biodiversità, che a sua volta sostiene in modo decisivo il mondo vegetale ed è importantissima per molte funzioni, compresa la produzione di ossigeno o l’intrappolamento di CO2
- consente lo sviluppo di veri valori culturali, in quanto archivio storico-archeologico e parte fondamentale del paesaggio (pensate, per esempio, a luoghi come le Crete senesi).

La terra è la pelle del nostro pianeta
Le funzioni che il suolo svolge, e i servizi ecosistemici a queste collegati, variano nello spazio, in relazione alle caratteristiche dei terreni, e nel tempo, in relazione alle condizioni (climatiche, gestionali, ecc.) del contorno: suoli diversi forniscono servizi diversi e/o di qualità diversa.
La terra è dunque in tutti in sensi la pelle della Terra (scusate il gioco di parole), con caratteristiche di multifunzionalità che tra l’altro sono molto plastiche e variabili.
In Africa dicono che i primi 30 cm. del terreno permettono la vita sulla Terra, in quanto è lì che si svolgono le principali funzioni biochimiche che consentono la crescita delle piante, sia spontanee, sia quelle coltivate.
Abbiamo già visto in un altro articolo che in un grammo di suolo vivono dai 10 milioni al miliardo di batteri, tra l’altro in gran parte ancora sconosciuti, oltre a centinaia di altre specie più grosse e che questa biocenosi è responsabile di tantissimi processi che permettono appunto lo svolgimento dei servizi ecosistemici sopra ricordati.
Per questo ogni modifica del terreno, a cominciare dal cambiamento della sua destinazione d’uso, ivi comprese le forme di agricoltura intensiva e l’urbanizzazione (che quasi sempre porta a un’elevata impermeabilizzazione dei suoli, impedendone letteralmente la respirazione), lo sfruttamento incontrollato, l’inquinamento, i cambiamenti climatici e la comparsa di specie che competono con la flora e la fauna autoctone, sono tutti fenomeni che danneggiano spesso in modo irrimediabile gli equilibri e la biodiversità pedologica, con conseguenti danni sui servizi naturali svolti che, se distrutti, sono ripristinabili a fatica e solo sostenendo costi elevati.
La pedologia è la scienza che studia i terreni nella loro parte più superficiale (il mondo delle profondità della Terra è invece il campo della geologia), che vengono caratterizzati con una serie di parametri come la tessitura, la densità apparente, la porosità, la conducibilità idraulica satura, la concentrazione di carbonio e di altri macro e microelementi e così via.
Curare il suolo è dunque il primo punto per garantire nel tempo lo svolgimento di tante utilissime funzioni ed è solo quando esso si impoverisce e non riesce più a mantenerle (come, per esempio, nel caso dei suoli aridi, salmastri o inquinati) che ci rendiamo conto di quanto esso sia prezioso.
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