Mi immergo da oltre vent’ anni, ma ogni primo “tuffo” dopo mesi di inattività, sento la necessità di rimuovere la ruggine accumulata.
Dedico i primi minuti sott’acqua più a me stessa, che all’ambiente circostante… controllo l’attrezzatura, mi concentro sul respiro, che mi permette di ritrovare quella serenità che solo il mare riesce a infondermi.
Lo scorso anno ho inaugurato la stagione subacquea estiva in Sardegna, in compagnia di Riccardo, amico e istruttore del centro immersioni Aquarius.
Ci siamo immersi in una caletta lungo la parete est di Tavolara, su un fondale poco profondo, ricoperto da una prateria di Posidonia Oceanica.
Questa pianta preziosa, considerata “il polmone del Mediterraneo”, all’apparenza può sembrare un ambiente monotono, una vasta distesa verde che si perde a vista d’occhio, ma se si ha la pazienza e la curiosità di frugare con lo sguardo tra le sue foglie, è possibile ammirare le innumerevoli forme di vita a cui offre riparo.
Dopo alcuni minuti di rodaggio, mentre settavo la videocamera, immancabile testimone delle mie immersioni, ho iniziato a sentirmi di nuovo a casa, poi il mare, quasi se ne fosse accorto, ha inviato uno dei suoi padroni di casa più evoluti a darci il benvenuto.
Una bizzarra creatura
Come direbbero gli inglesi, è apparsa “out of the blue” una bizzarra creatura, immobile, sospesa nell’acqua.
Era una seppia comune, Sepia officinalis, un mollusco cefalopode, generalmente schivo e solitario in età adulta.
È stato un incontro molto emozionante, con un esemplare straordinariamente incuriosito dalla nostra presenza. Dalla livrea, presumo fosse un maschio.
Per una volta mi sono sentita osservata, e non solo spettatrice, da una creatura bizzarra e affascinante, che non mostrava il minimo segno di timore, anzi, sembrava studiarci, con occhi iridescenti.
La seppia è rimasta con noi per l’intera immersione, fluttuandoci intorno, mantenendo il contatto visivo e indagando sempre più da vicino. A un certo punto si è lasciata sfiorare dalle mie dita. Quando con la mano ho simulato il movimento dei suoi tentacoli, si è avvicinata senza indugio, stabilendo un’intesa che rimarrà un ricordo indelebile, e che ho avuto la fortuna di immortalare in questo video. Dalle immagini è possibile notare alcuni tentacoli feriti, studi scientifici hanno dimostrato che le seppie sono in grado di rigenerarli.
Non sono avvezza ai “selfie”, ma quel giorno non ho saputo resistere. Da allora non ho più mangiato una seppia.
Intelligenza superiore
I cefalopodi, definiti anche “supermolluschi”, sono dotati del sistema nervoso più evoluto tra gli invertebrati, paragonabile a quello dei cani.
Hanno tre cuori, una vista eccellente, sono ciechi ai colori, ma percepiscono altamente il contrasto. Maestri di mimetismo, possono cambiare colore e consistenza della pelle, sia per ragioni emotive, che per difendersi, o attaccare le prede. Gli esemplari femmina si riproducono una sola volta nella vita.
La comunità scientifica li definisce gli animali più intelligenti tra gli invertebrati.
Il termine cefalopode deriva dal greco, kephalè ‘testa’ e podòs ‘piede’, animali con la testa unita ai piedi.
Una vecchia conoscenza
Aristotele menzionò le seppie, descrivendone l’organo che contiene l’inchiostro, definito poi da Cicerone atramentum saepiae – nero di seppia, utilizzato dai romani per la scrittura. In passato la Sepia officinalis era impiegata nella medicina tradizionale. L’“osso” – ovvero il residuo di conchiglia di forma ovale presente nello spessore del mantello – veniva tritato per la preparazione di dentifrici e per rimuovere le macchie della pelle del viso.
In letteratura le seppie vengono citate da Coleridge ne “La ballata del vecchio marinaio”: “Sì; delle cose viscose strisciavano trascinandosi sulle gambe, sopra un mare glutinoso…”
L’ipotesi della coscienza
Il filosofo scienziato australiano Peter Godfrey-Smith, studia da anni la psicologia dei cefalopodi, che hanno seguito una linea evolutiva diversa dalla nostra, e sono dotati di un’intelligenza adattiva.
Nel suo libro, “Altre menti”, Godfrey-Smith indaga su una possibile coscienza, che generalmente riteniamo essere solo umana, dei cefalopodi. L’autore ci invita a riflettere, affermando che “quando ci immergiamo in mare, ci immergiamo nell’origine di tutti noi”.
Ed è proprio per questo motivo che dovremmo rispettare e prenderci cura di mari e oceani, come di noi stessi.
Chi è la Seppia
- Nome scientifico: Sepia officinalis
- Classe: Cefopodi
- Famiglia: Sepidi
- Stato di conservazione: Rischio minimo
Fonti
- Università degli Studi di Padova – Dip. di Medicina Animale, Produzioni e Salute
- “Fauna e flora del Mediterraneo” – Mojetta e Ghisotti
- “Other minds” – Peter Godfrey-Smith



