Una piccola grande rivoluzione, destinata a cambiare il mondo dell’archeologia, è stata messa a punto da un team tutto italiano, composto da studiosi dell’Università di Bologna e dell’Università di Genova. Si tratta di una nuova tecnica di analisi dei reperti ossei che per la prima volta permette di quantificare e mappare ad alta risoluzione la presenza di collagene, proteina fondamentale per realizzare datazioni al radiocarbonio e ottenere quindi nuove e più precise conoscenze sull’evoluzione umana.
Dalle ossa degli antichi ominidi e dai gioielli in osso ritrovati nei siti archeologici si possono, infatti, ottenere molte informazioni sulla vita delle popolazioni umane antiche: cosa mangiavano, le loro abitudini riproduttive, le loro malattie, i loro spostamenti e migrazioni.
Tale possibilità è però legata alla quantità di collagene presente nei reperti, quantità che il nuovo metodo permette di rilevare, grazie a una fotocamera associata al vicino infrarosso, preservando l’integrità dei campioni osservati, sempre più rari e preziosi col passare del tempo.

La tecnica di imaging iperspettrale nel vicino infrarosso è un sistema a scansione di linea che acquisisce immagini chimiche in cui, per ogni pixel, viene registrato uno spettro completo nell’intervallo spettrale del vicino infrarosso.
Come spiega Cristina Malegori, ricercatrice al Dipartimento di Farmacia dell’Università di Genova e prima autrice dell’articolo – pubblicato sulla rivista Communications Chemistry del gruppo Nature –: «Per quantificare la presenza di collagene nei campioni di ossa in modo non distruttivo, e selezionare i più adatti da sottoporre all’analisi della datazione al radiocarbonio, abbiamo utilizzato la tecnologia di imaging, un modello che fornisce una mappatura chimica del contenuto di collagene quantificando la sua presenza in ogni singolo pixel».
In questo modo è possibile ridurre drasticamente il numero di campioni utilizzati per l’analisi del radiocarbonio e, all’interno dell’osso, aiuta a evitare la selezione di aree che potrebbero presentare una quantità di collagene non sufficiente per la datazione.
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