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Italia
progetto forme

Bergamo, capitale europea del formaggio

Bergamo, capitale europea del formaggio

Redazione RN Redazione RN 29 Ott 2015

Un itinerario per scoprire i formaggi, tesoro delle Prealpi Orobie. Bergamo, capitale europea dei formaggi, può fregiarsi di un record del tutto unico. Qui, infatti, si producono ben nove prodotti Dop (Formai de Mut, Strachitunt Val Taleggio, Bitto, Taleggio, Gorgonzola, Grana Padano, Provolone Valpadana, Quartirolo Lombardo e Salva Cremasco), esempio unico in Europa.

Il taglio delle forme all'Alpe di Ferdy

Il taglio delle forme all’Alpe di Ferdy

Ma non solo. Questa è anche la terra dei “formaggi principi delle Orobie”: il Bitto storico, il Branzi ftb, lo Strachitunt della Val Taleggio, Agrì di Valtorta, il Formai de mut dell’alta Val Brembana, lo Stracchino e i formaggi caprini. Sette eccellenze riunite sotto un unico marchio, per valorizzare e tutelare i loro luoghi di nascita e la secolare tradizione casearia orobica.
Da qui il progetto “Forme” che, ai tempi di Expo, si batte contro l’omologazione dei sapori e il recupero delle eccellenze locali, troppo spesso ancora poco conosciute. «Finalmente – dice il capo progetto Francesco Maroni – i nostri formaggi avranno lo spazio, il ruolo e il valore che si meritano. Quello di prodotti straordinari, unici, sani e buoni. Un messaggio che, attraverso le nostre iniziative, vorremmo portare lontano, facendone soprattutto un traino per l’economia e il turismo della nostra terra».

Francesco Maroni, a capo del progetto

Francesco Maroni, a capo del progetto “Forme”

Ma conoscere la storia dei formaggi delle Prealpi Orobie significa anche conoscere quella del territorio. I formaggi diventano così veicolo per un turismo attento all’ambiente e alla cultura delle valli. I percorso dei “formaggi principi delle Orobie” parte dall’agriturismo Ferdy di Lenna, dove si imparano i segreti e gli usi delle erbe che crescono spontanee nella valle e dove la vita segue i ritmi dettati dalla natura e dal ciclo delle stagioni.

La mungitura delle vacche di razza Bruna alpina

La mungitura delle vacche di razza Bruna alpina

La seconda tappa dell’itinerario è alla latteria sociale di Branzi per vedere da vicino cosa significa, nel 2015, fare ogni giorno il giro delle valli per raccogliere il latte da cui verrà poi prodotto l’omonimo formaggio.

La latteria sociale di Branzi

La latteria sociale di Branzi

Terza tappa all’agriturismo d’Alpe di Ferdy, incastonato nella selvaggia Valle d’Inferno dove il tempo pare essersi fermato. Questa è, al contempo, la tappa forse più suggestiva ma anche più dura dell’itinerario. Qui, infatti, si vive e si respira la vera vita di montagna, quella degli orari scanditi dalla mungitura, dalle albe e dai tramonti.

L'alba in Val d'Inferno

L’alba in Val d’Inferno

Qui anche i gesti più semplici hanno un sapore speciale. Dopo la mungitura delle vacche di razza bruna alpina, due volte al giorno, il latte viene subito lavorato. Un lavoro intenso, che non conosce festività o riposo ma che dà un valore ancora più profondo al meritato riposo serale nella baita, quando su tutta la valle cala il silenzio.
Infine, il percorso attorno al Pizzo Tre Signori, che riunisce le provincie di Lecco, Sondrio e Bergamo e che un tempo era la via di collegamento privilegiata dagli alpeggiatori. Qui, raggiungendo il passo Salmurano e scendendo verso la Val Gerola, si arriva al Museo del Bitto storico, formaggio partito dalla Valtellina e diventato celebre in tutto il mondo.

Il Museo del Bitto storico e, a destra, il presidente Paolo Ciapparelli

Il Museo del Bitto storico e, a destra, il presidente Paolo Ciapparelli

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