I cambiamenti climatici influiscono in modo sempre più incisivo sui comportamenti degli animali, in particolare per quanto riguarda le migrazioni, ma anche sul letargo di moltissime specie che hanno risvegli sempre più frequenti, causati dall’innalzamento delle temperature, con conseguenze che possono arrivare a mettere in pericolo la loro sopravvivenza. Gli uccelli migratori intraprendono lunghi viaggi dai luoghi di svernamento a quelli riproduttivi, sulla base di un complesso di fattori, ancora non completamente conosciuti, ma che sono influenzati anche dalle temperature.
Fra le mille difficoltà che comportano questi spostamenti di decine di migliaia di chilometri una minaccia concreta è rappresentata dall’attività venatoria, che se si protrae troppo a lungo può mettere a rischio la sopravvivenza delle specie cacciabili, ma anche di quelle protette, che proprio grazie alla caccia aperta possono essere oggetto di bracconaggio.
Per questa ragione Enpa, Lac, Lav, Lipu e WWF Italia hanno firmato una richiesta congiunta indirizzata al Ministero della Transizione Ecologica e a ISPRA chiedendo che vigilino affinché le Regioni adottino il rigoroso rispetto delle indicazioni contenute nei Key Concepts (scarica qui il documento) da poco aggiornati dall’Unione Europea sulla fauna migratoria.
Gli studi hanno rilevato come vi siano variazioni importanti sui periodi di migrazione di diverse specie e, per questo, le associazioni chiedono alle Regioni di emanare calendari venatori rispettosi delle indicazioni europee e la correzione di quelli già pubblicati.
I calendari venatori regionali
I calendari venatori, ogni anno, sono la causa di battaglie giudiziarie fra Regioni e associazioni, troppo spesso costrette a ricorrere alla giustizia amministrativa per ottenere il rispetto delle norme.
«Con la chiusura del nuovo documento europeo dei Key Concepts, giunto al termine di un iter di valutazione di tutti i dati congrui disponibili, è giunta la conferma delle date di inizio della migrazione prenuziale in Italia, in taluni casi persino anticipate rispetto al precedente documento ufficiale» scrivono le associazioni nella loro nota, affermando che «in considerazione del rigoroso divieto di abbattere gli uccelli in questa fase biologica, sancito da Direttiva Uccelli e legge italiana, è dunque indispensabile che le Regioni emanino calendari venatori adeguati, che prevedano tra le altre cose la chiusura entro il 31 dicembre della caccia ai turdidi (Tordo sassello, Tordo bottaccio, Cesena) ed entro il 10 gennaio della caccia agli uccelli acquatici».
Il periodo di apertura e chiusura dell’attività venatoria è uno degli argomenti di maggior scontro fra associazioni e amministrazioni regionali, che per ragioni eminentemente elettorali e di consenso, cercano sempre di aprire in anticipo, sfruttando lo strumento delle preaperture ad alcune specie, e di chiudere con ritardo rispetto alle esigenze della fauna. Considerando le premesse si ha ragione di ritenere che questo sarà un anno di ricorsi, non solo sulle date di inizio e fine della stagione, ma anche sulle specie cacciabili, come la tortora selvatica, che pur essendo oggetto di una richiesta comunitaria di considerarla a “prelievo zero”, in quanto minacciata, ogni anno finisce per essere inclusa fra quelle abbattibili dai calendari di molte Regioni.
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