Niki Werkheiser, direttore dello sviluppo tecnologico della NASA, ha parlato con il New York Times dei piani per la costruzione di case sulla Luna entro il 2040. I nuclei abitativi potranno ospitare astronauti e civili. Per costruirle, però, non si potrà portare materiali dalla Terra, quindi i progetti prevedono soluzioni innovative.
Una strada che gli scienziati della Nasa stanno esplorando assieme agli esperti di ICON, una società di costruzioni con sede ad Austin, in Texas, è utilizzare una stampante 3D per creare le case utilizzando il calcestruzzo lunare ricavato da schegge di roccia, frammenti minerali e polvere che si trovano sullo strato superiore della superficie lunare.
ICON con questo metodo ha già creato centinaia di strutture per i senzatetto di Austin e case resistenti agli uragani in Messico. La stampante può costruire case in appena 48 ore.
Per le esigenze ambientali sulla Luna, la NASA sta lavorando per perfezionare un calcestruzzo lunare in grado di resistere a temperature fino a 3.400 gradi Fahrenheit e a piogge di micrometeoriti.
Di chi sarà la proprietà delle case lunari?
Ci sono diversi Paesi che sperano di costruire insediamenti sulla Luna nei prossimi decenni. L’ESA ha in programma di costruire un “villaggio internazionale” e la NASA ha in programma una base lunare. L’agenzia spaziale russa Roscosmos prevede di costruire una base lunare l’Agenzia spaziale nazionale cinese CNSA, grazie al successo del suo programma Chang’e, sta pianificando la costruzione di una base simile in tempi relativamente brevi.
Di fronte a questo possibile “affollamento” di basi sulla Luna, ci si chiede di chi sarà la proprietà delle case lunari?
Il Trattato sullo Spazio extra-atmosferico entrato in vigore il 10 ottobre 1967 dichiara che nessuno può rivendicare proprietà sulla Luna: «Lo spazio esterno, compresa la Luna e gli altri corpi celesti, non è soggetto ad appropriazione nazionale per rivendicazione di sovranità, per mezzo di uso o occupazione, o con qualsiasi altro mezzo».
Questo trattato è diventato la base del diritto spaziale internazionale e, a settembre 2015, è stato firmato da 104 Paesi. Il trattato è supervisionato dall’Ufficio delle Nazioni Unite per gli Affari dello Spazio Extra-atmosferico (UNOOSA).
Il trattato, però, presenta una lacuna interpretativa, perché parla di “proprietà nazionale”. Di conseguenza, non esiste un consenso unanime sul fatto che i divieti del trattato siano validi anche per l’appropriazione privata. Nel 1967 era impensabile che dei soggetti privati potessero intraprendere missioni spaziali, ma ora – basti pensare a SpaceX di Elon Musk – le società private stanno addirittura prevalendo sulle Agenzie spaziali nazionali.

L’ESA ha recentemente elaborato il suo piano per creare una base lunare entro il 2030. © ESA/Foster & Partners
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